“Tutela dei minori e buone prassi”, è questo è il tema che ha visto coinvolti gli insegnanti di religione cattolica dell'Arcidiocesi di Lecce.
Si tratta di un tema che si pone sulla scia di una prospettiva voluta dai vescovi italiani e sposata e incoraggiata da monsignor Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo del capoluogo salentino.
Sul perché si è voluta focalizzare l'attenzione su questo ambito così delicato ce lo spiega don Alessandro Saponaro. direttore dell'ufficio diocesano per l'insegnamento della religione cattolica.
“Il tema del convegno è stato scelto per mettere ancora una volta al centro della nostra azione didattica e degli interessi dell'insegnante di religione la tutela dei minori, che vuole essere non solo una strategia di carattere giuridico o normativo, ma vuole essere una vera e propria attenzione pedagogica, un'attenzione pastorale verso gli ultimi, che siamo chiamati non solo a proteggere, ma promuovere in tutte le fasi della loro vita. E in questo processo l'insegnante di religione, forte dei valori della fede, della formazione cristiana, della formazione teologica e del suo vissuto pastorale, ne è pienamente protagonista”.
I lavori sono stati aperti da Luigi Russo, psicologo e docente di psicologia dell'educazione presso l'Università del Salento, che ha invitato i docenti a puntare, nella loro azione didattica ed educativa, su un ascolto empatico e non solo come tecnica, ma come un modo di essere fondamentale nel rapporto tra adulti e minori.
Per Luigi Russo l'educatore deve riconoscere il bambino o il minore in genere come una personalità in formazione, evitando atteggiamenti autoritari o abusanti che possono ostacolarne la crescita.
“Per proteggere i giovani, ha sottolineato, è necessario creare ambienti educativi sicuri basati su regole, trasparenza e una comunicazione responsabile che limiti l'uso improprio anche dei social media. ha evidenziato come il linguaggio emotivo influenza profondamente il pensiero critico e la coscienza dei ragazzi. Un vero ascolto, ha detto, richiede che l'adulto coltivi prima la propria ricchezza interiore e impari a gestire i propri pregiudizi attraverso un approccio esplorativo. In definitiva, la relazione educativa deve mirare a fornire ai minori gli strumenti per decodificare le emozioni e costruire un significato profondo della realtà.”
Sempre nella prima giornata, accanto all'analisi teorica, c'è stata una fase laboratoriale, coordinata da Maria Teresa Pati, per far sperimentare concretamente quel cambiamento antropologico in atto, in parte dovuto anche alla rivoluzione digitale. e che mina alla base l'attenzione, la memoria, la relazionalità, il dialogo e l'ascolto.
La seconda giornata ha visto l'intervento di Ferruccio De Salvatore, già procuratore capo del Tribunale dei minorenni di Bari, e affrontare il tema della tutela dei minori e delle nuove forme di disagio giovanile, richiamando l'attenzione sul ruolo centrale della scuola e sull'importanza di un lavoro condiviso tra tutti i soggetti coinvolti nella crescita di bambini e adolescenti.
“Nei giorni attuali il rapporto con le altre istituzioni, in particolare quando parlo di altre istituzioni intendo la magistratura minorile, è un rapporto che deve diventare giorno dopo giorno sempre più saldo. e realizzarsi, attuarsi, svolgersi senza riserve mentali né da una parte né dall'altra, perché anche la magistratura minorile ha delle capacità rieducative previste dalle norme di legge. È un rapporto che diventa essenziale ogni giorno di più tenendo conto di quello che poi è il malessere dei giovani di oggi, un malessere diffuso sia in termini di disagio che si registra fin dai primi anni di scuola attraverso segnali quali abuso del cibo, iperattività e via dicendo, sia negli anni successivi quali condotte devianti. È molto importante che i docenti imparare a riconoscere, a mio avviso, le spie del malessere di un ragazzo proprio per consentire alla magistratura minorile, e quando dico magistratura minorile intendo i servizi sociali, degli interventi tempestivi, perché chiaramente il bambino è una persona in formazione e in rapida evoluzione. Quanto più tempestivo è l'intervento, maggiori sono le possibilità del suo recupero sociale.”
In un contesto in rapido cambiamento, il rapporto tra docenti e studenti sono sempre più segnato da una doppia sfida. Garantire una solida formazione culturale e affrontare una responsabilità crescente educativa. Un cambiamento che porta con sé anche dei segnali di allarme. con relazioni tra scuola e famiglie in evoluzione e in clima che in alcuni casi rischia di diventare conflittuale. Di questi temi abbiamo parlato con l'avvocato Luca Monticchio, referente del Servizio Tutela dei Minori dell'Arcidiocesi di Lecce.
“La scuola non è soltanto un luogo dove si trasmettono contenuti, ma dove si parte per costruire la propria personalità e il proprio futuro anche. Nella scuola spesso si prova quelle situazioni in cui il disagio poi diventa un grido del minore perché magari quel disagio non viene intercettato, non viene colto, non viene ascoltato bene. Nel senso degli incontri che stiamo facendo in questi giorni con gli insegnanti in queste regioni è proprio questo, quello di sensibilizzarci all'ascolto, all'ascolto unitario dei minori facendo anche dei laboratori concreti. e poi l'attenzione alla vigilanza e quindi intercettare dei possibili momenti di pregiudizio e di difficoltà per poterli trattare in maniera adeguata. Al tempo stesso indicare alcune attenzioni deontologiche da dare agli insegnanti, perché questo rapporto tra famiglia e insegnanti è un rapporto in definitiva molto problematico, perché ci sono alcune ingerenze o alcune incomprensioni fra i genitori, gli insegnanti e i minori. Allora proviamo a dare delle indicazioni pratiche proprio per rendere più collaborativo lo stile che si può portare avanti proprio in questi contesti così particolari come sono quelli pubblici e scolastici.”
Tra le buone prassi potrebbe indicarne una a livello esemplificativo?
“È molto importante fare attenzione alle cose che ci scrivono i ragazzi e quindi il mondo dei social, le chat, Instagram, Telegram. Tutto quello che ruota intorno a questo mondo va assolutamente vigilato e tenuto in considerazione perché adesso la maggior parte delle situazioni che poi vengono portate all'attenzione della magistratura riguarda o sono comprese all'interno delle chat del mondo dei social. Quindi questo è un primo momento di attenzione. Il secondo è la vigilanza sui momenti in cui i ragazzi esprimono, manifestano un disagio. Se è grave anche questo va segnalato. Ci sono delle procedure, dei protocolli che noi abbiamo indicato per portare l'attenzione sia dei servizi sociali sia della magistratura in certe situazioni gravi in maniera tale che il minore che di per sé non ha voce, non può esercitare i propri diritti, possa trovare degli adulti attenti che tutelino quelle situazioni di malessere da cui devono essere protetti e difesi.”
Ai lavori è stato presente anche monsignor Angelo Raffaele Panzetta, che partendo dal brano del Vangelo in cui Gesù accoglie i bambini, ha indicato la novità pedagogica di Nazareth, come chiave per l'educazione di oggi, presentando Gesù come maestro e innovatore sociale. L’Arcivescovo di Lecce è membro della Commissione per l'Educazione Cattolica, la Scuola e l'Universitàdella Conferenza Episcopale Italiana, e monsignor Panzetta ha richiamato la recente Nota pastorale della CEI sull'insegnamento della religione cattolica, pubblicata a 40 anni dall'intesa tra lo Stato Italiano e la Santa Sede.
“Un documento che rilancia il valore della religione cattolica come spazio di cultura e dialogo nella scuola. A monsignore Panzetta abbiamo chiesto un approfondimento sul binomio competenza e emozione, indicatore come elemento centrale nel ruolo dei docenti di religione, chiamati a unire preparazione professionale e coerenza educativa nel lavoro quotidiano con studenti e famiglie.
Penso intanto che il documento rimetta al centro l'idea dell'IRC come vocazione. Questo caso la vocazione nel mondo della pedagogia, dell'insegnamento, quando lo vive con passione, lo vive con serietà, lo vive con competenza, offre già di per sé una bella testimonianza umana. Poi essendo testimone anche del mistero cristiano dentro la scuola, il docente IRC si guadagna sul campo la fiducia dei colleghi, si guadagna sul campo la fiducia dei ragazzi che intravedono in lui un interlocutore o in lei un'interlocutrice con il quale non solo parlare di competenze didattiche, ma anche di responsabilità. ricerca di senso, cose di cui oggi i ragazzi hanno terribilmente.
Quindi competenza e vocazione, competenza e testimonianza che penso siano un trinomio molto molto pieno di bellezza e anche di quello che i Vescovi auspicano, cioè che il docente IRC abbia una collocazione ecclesiale piena di valorizzazione e di rispetto, questo di fatto esiste già. Il docente porta dentro un'esperienza umana ricchissima, un'esperienza pedagogica ricchissima, un'esperienza di fede ricca, bella. Per questo può essere una grande risorsa per i movimenti, per le associazioni, per le parrocchie, per le confraternite, per le realtà nelle quali i laici sono chiamati ad assumersi responsabilità importanti.
Da questo punto di vista dei docenti IRC ci aiutano molto perché lavorando nel mondo della scuola sono al passo con le novità pedagogiche.
Per esempio tutto il discorso che oggi noi facciamo per l'interculturalità o la transculturalità, cosa che è diventata importante anche in ambito ecclesiale, i docenti IRC, proprio perché, stando nel mondo della scuola, avevano già familiarizzato con i termini, i concetti e quindi, in un certo senso, il travaso di queste competenze nel mondo della comunità, nel mondo ecclesiale, è molto importante. Quindi io penso che questo esista già, questo travaso, però potrebbe avvenire in modo più significativo. Noi ci stiamo rendendo conto che la questione educativa è vera. Il sinodo ce l'ha detto con chiarezza, se non educhiamo spariremo. E proprio per questo esperti nel mondo dell'educazione, gli IRC possono osare una marcia in più alle nostre comunità.
Prof. Tonio Rollo-Direttore Ufficio diocesano di pastorale scolastica