UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Card. Zuppi: riconoscere il valore delle scuole cattoliche

Il Presidente CEI valuta positivamente il “buono scuola” e invita a fare dell’Irc un “laboratorio di confronto, convivenza e integrazione”
28 Gennaio 2026

“La recente legge di bilancio 2026 riserva una giusta attenzione alle scuole paritarie”. È l’omaggio del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani ha salutato “con favore la scelta di incrementare i fondi ordinari e di introdurre un buono scuola in favore degli studenti che frequentano la scuola paritaria secondaria di primo o di secondo grado, limitatamente al biennio”.

In questi giorni in cui si effettuano le iscrizioni al nuovo anno scolastico, secondo Zuppi, “è bene sottolineare l’importanza della scelta delle scuole cattoliche, veri presìdi educativi sul territorio, spazi di formazione aperti a tutti, comunità educanti in cui sono presenti insegnanti che vivono il proprio lavoro come vocazione, spazi in cui anche le fragilità e i talenti di ciascun alunno e alunna ricevono particolare attenzione”. “Da tempo abbiamo espresso – ha proseguito – quanto il valore delle scuole cattoliche sia legato alla rete di persone che vi operano e alla proposta educativa di cui sono portatrici”.

Il Presidente CEI ha ricordato anche l’insegnamento della religione cattolica, che “va inteso come un laboratorio di confronto, di convivenza e integrazione, in cui le differenze possono dialogare e crescere insieme, alimentando una cultura della pace e della fraternità”.

In precedenza il card. Zuppi aveva richiamato “quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo. Davanti a un dolore così grande, il primo sentimento che ci unisce è la preghiera per la vittima, per la sua famiglia e anche per chi ha compiuto questo gesto, perché nessuno è riducibile al proprio errore”. Questo dramma – proseguiva – “ci interpella come comunità civile ed educativa. Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie. L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare. Solo investendo nella relazione, nell’esempio e nella formazione delle coscienze possiamo costruire un futuro più umano e più giusto. Chiediamo al Signore di trasformare questo dolore in un impegno rinnovato per la vita, la convivenza e la speranza”.