UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

L’impegno delle famiglie per una parità scolastica sostanziale

Agesc: a 24 anni dalla legge 62/2000, c’è bisogno di rilanciare il lavoro dei genitori nelle scuole e sul territorio
24 Febbraio 2024

Impegno e responsabilità due parole che hanno fatto da filo conduttore a questi anni di lavoro come genitori Agesc anche da queste colonne; percorso nel quale ognuno di noi, ogni socio, ogni genitore, ogni ragazzo, ogni ragazza è un dono l’uno per l’altro nella misura in cui l’obiettivo è comune e non personale. Un necessario processo di coesione, la cui forza aggregatrice e trasformatrice può investire e riflettersi poi su tutti i livelli della vita sociale. Come genitori Agesc riteniamo, insieme a quanti si riconoscono nei valori dell’Umanesimo Cristiano, che l’istruzione non è mai separata dall’educazione; il sapere è sempre connesso con la responsabilità, la competenza è sempre intesa come disponibilità al servizio. Perimetrare questi principi e configurare questa visione significa, quindi, tracciare un percorso e definire mete ben precise, affinché la scuola sia un punto di riferimento per tutto il sistema di istruzione.

A questo punto, è evidente che la “parità formale” a cui siamo fermi oggi a ventiquattro anni dalla legge 62/2000 non è accettabile. È necessario contribuire ora a realizzare finalmente un sistema nel quale scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria godano di pari dignità e di uguali risorse per il bene comune di tutti i cittadini a prescindere dalla loro condizione economica e sociale. La parità sostanziale non porta privilegi o vantaggi, semmai ulteriori responsabilità e impegno, implica uno scatto di civiltà, perché afferma chiaramente il principio della libertà di scelta, diventando un ulteriore elemento strutturale della democrazia, come enunciato nella nostra Costituzione. Diversamente dagli altri stati dell’Unione europea che già da diversi decenni hanno realizzato la parità scolastica permettendo alle famiglie di esercitare liberamente il loro diritto alla libertà di scelta educativa, in Italia la garanzia del pluralismo educativo è sostanzialmente in una situazione di estrema emergenza.

I dati ci parlano di numeri in caduta: dai 13.252 istituti pubblici paritari nel 2007 con 1.245.346 allievi su tutto il territorio nazionale, oggi siamo arrivati a poco più di 770mila studenti su un totale di 11.426 istituti distribuiti per lo più tra nord e centro Italia. Per troppo lungo tempo in Italia abbiamo scontato uno scoglio ideologico che ha limitato fortemente la comprensione del valore del pluralismo scolastico come opportunità per una migliore offerta formativa pubblica di qualità, impedendo anche serie politiche d’investimento che hanno portato a rilevare attualmente una situazione di monopolio statale di fatto, malgrado un governo che ha dimostrato di voler lavorare per la parità scolastica nel riconoscimento della funzione pubblica del servizio offerto dalle scuole paritarie. Possono questi essere considerati segnali senz’altro positivi, ma sul lungo cammino che porta al pieno riconoscimento del diritto delle famiglie di scegliere la scuola per i propri figli, libere dal peso delle rette, dopo aver già pagato il servizio scolastico pubblico con il versamento delle tasse, c’è bisogno di un passo sicuro e senza indugi. Forse ai cittadini di buon senso di questa stagione manca un po’ di disponibilità all’ascolto e all’approfondimento, sicuramente non si è lavorato a sufficienza per creare una maggiore conoscenza e cultura in materia e le emergenze che i genitori si trovano ad affrontare urlano l’abbandono e la povertà educativa in cui si trovano oggi tante famiglie che vanno aiutate e supportate nel loro difficile compito educativo. Proprio le scuole dovrebbero contribuire favorendone semmai l’inclusione nel processo generativo dell’alleanza educativa nel rispetto dei ruoli reciproci e non escludendoli come da più parti oggi si tende a fare con una levata di scudi al motto di “via i genitori dalla scuola”.

Tutti questi aspetti richiederebbero una maggiore consapevolezza sempre: forse siamo consapevoli della nostra storia e delle possibilità che oggi ancora abbiamo di contribuire alla vita del Paese? I valori della persona, della libertà, della reciproca disponibilità a comprendere e dialogare, il senso della gratitudine e della partecipazione, del servizio e della gratuità sono i cardini di una civiltà che ancora non vediamo realizzata. In questa prospettiva e per questi obiettivi non dobbiamo avere paura, ma coraggio. Non dobbiamo difendere, ma testimoniare, non dobbiamo attaccare o reagire, ma dialogare. Chi ha la forza e la cultura per farlo lo faccia. Noi ci siamo.

Avvenire, 23 febbraio 2024