«Per settembre assumeremo oltre 54mila docenti». È questo l’annuncio, accompagnato dalla firma del relativo decreto, annunciato ieri dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che promette così di rinforzare l’organico degli insegnanti nelle scuole statali di ogni ordine e grado per il prossimo anno scolastico. Un potenziamento di 3.500 persone in più rispetto a quanto stanziato dal Ministero per il settembre scorso. Entrando nel dettaglio, il provvedimento prevede 48.504 nuovi posti di cui oltre un quarto – esattamente13.860 – destinati al sostegno. A questi si aggiungeranno, con un decreto ad hoc ancora da siglare, poco più di seimila insegnanti di religione cattolica: secondo Valditara è «la più importante immissione in ruolo degli ultimi vent’anni » e i nuovi docenti saranno scelti tra i selezionati dal concorso 2024, arrivato due decenni dopo il precedente.
A conti fatti, dunque, in totale saranno oltre 54.526 i nuovi insegnanti che entreranno di ruolo a settembre: «un numero record» a detta del Ministro che conta così di «dare maggiori garanzie di continuità didattica agli studenti e di stabilità agli insegnanti» e di dedicare «particolare attenzione alla continuità didattica per il sostegno, consapevoli dell’importanza che essa riveste per i ragazzi più fragili».
Concretamente l’assegnazione dei posti comuni e di quelli di sostegno è affidata agli uffici scolastici regionali che distribuiranno i nuovi docenti in base alle singole classi di concorso, ai posti vacanti e al numero di aspiranti presenti sul territorio. Per cercare di coprire tutti i posti disponibili per il sostegno, quelli che resteranno liberi dopo le prime fasi di assunzione verranno offerti ai docenti specializzati in altre materie che si trovano nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze. Se nella provincia in cui sono iscritti non ci sono più posti disponibili, questi insegnanti potranno scegliere di candidarsi anche in altre province, della stessa regione o di una regione diversa, in base alle loro preferenze. In generale per le assunzioni si consulteranno le graduatorie provinciali a esaurimento, i risultati regionali dei concorsi 2016, 2018 e 2020 – laddove siano ancora presenti vincitori – e soprattutto le liste di aspiranti stilate aseguito dei cosiddetti concorsi Pnrr del 2023 e del 2024, con cui il governo si è impegnato con la Commissione Europea a mandare a segno 70mila nuove assunzioni entro giugno 2026. Bisogna ricordare infatti che dal 2019 l’Italia è sotto procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per l’abuso sistematico di contratti a tempo determinato: una violazione delle direttive comunitarie sul lavoro che impongono la stabilizzazione dopo tre anni di servizio.
In sostanza i cinquantamila nuovi maestri e professori delle medie e delle superiori tanto nuovi non sono: moltissimi di loro – una cifra che si aggira intorno ai 150mila per il Ministero e per la Cgil tocca i 200mila – hanno già prestato servizio nelle scuole come supplenti per anni nel ruolo di precari. Se si conta anche il personale Ata, i supplenti scolastici toccano quota 285.929: un numero più che raddoppiatorispetto al 2015. Anche per
questo il decreto annunciato dal Ministero non è risolutivo secondo la Federazione Lavoratori della Conoscenza (Flc) Cgil, secondo cui oltre 40mila posti restano scoperti: « Poco più di 48mila immissioni in ruolo, a fronte di oltre 90mila posti liberi in organico di diritto tra docenti, educatori e Ata. A questo si aggiungono, i circa 160mila posti autorizzati in organico di fatto, che continueranno a essere coperti da precari, e i contratti di supplenza che il prossimo anno scolastico, così come per il precedente, saranno oltre 250mila». Il sindacato denuncia anche il silenzio sugli operatori Ata che rappresentano un terzo del personale scolastico e per i quali però non è prevista alcuna assunzione. Le assunzioni non assicurano la copertura totale dei posti disponibili anche secondo la Cisl Scuola che invece plaude all’assunzione degli insegnanti di religione «che per la prima volta avvengono sulle effettive disponibilità e non solo sui posti liberati dai pensionamenti». «Le immissioni in ruolo rappresentano un segnale positivo, ma affrontano in modo strutturale la questione precariato » commenta pure la Uil Scuola Rua che lamenta una mancanza di trasparenza su quanti posti siano stati davvero autorizzati. Sul sostegno interviene invece la Gilda degli Insegnanti: «Ci auguriamo che in futuro ci siano più concorsi sui posti di sostegno, perché abbiamo il grave problema del precariato».
Ilaria Beretta
Avvenire, 15 luglio 2025