UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Scuole divise sul divieto di cellulare

Per il Mim, l’uso problematico dello smartphone riguarda 1 studente su 4. Secondo gli studenti, «poco è cambiato».
28 Novembre 2025

Negli scorsi tre mesi oltre 2 milioni e mezzo di cellulari sono stati chiusi in armadietti, sequestrati, posati in tasche di stoffa o lasciati negli zaini. Sono gli smartphone degli studenti delle scuole superiori che, a partire da quest’anno scolastico, hanno dovuto rinunciare ai loro dispositivi nelle ore di lezione e durante gli intervalli. Il divieto è entrato in vigore a settembre, ma ogni istituto lo ha applicato in modo diverso, sollevando dubbi: Quali limiti porre all’uso legittimo dei cellulari per la didattica? Chi deve rispondere in caso di furto del dispositivo? L’assenza degli smartphone ha già avuto un impatto sull’educazione degli studenti? La Società italiana di diritto e legislazione scolastica (Sidels) tenterà oggi di rispondere a questedomande, riunendosi a Parma per dialogare «sull’uso dello smartphone e sugli oneri delle scuole» con il presidente Dino Caudullo e l’avvocata Simona Manca, consigliera del ministero dell’Istruzione e del Merito. «Va orgogliosamente sottolineato che l’Italia è stata tra i primi Paesi europei a intervenire sul problema – premette Manca ad Avvenire – . Cosa è il divieto dei cellulari in classe se non la risposta ad un bisogno speciale sociale?».

Il divieto, in realtà, era già in vigore in migliaia di scuole, ma ognuna nel tempo l’ha applicato diversamente. «Non tutti i capi di istituto hanno adeguato i regolamenti scolastici alle circolari del ministro dell’Istruzione e del Merito, oppure si sono rivelati eccessivamente tolleranti nei confronti delle trasgressioni». Tra le motivazioni, secondo la consigliera del Ministro, ci sono le resistenze dei genitori: «In molti casi ritengono l’utilizzo dello smartphone necessario per i propri figli anche a scuola». Ma la linea del Ministero resta chiara: «L’uso problematico dello smartphone colpisce oltre il 25% degli adolescenti, con effetti negativi su sonno, concentrazione e relazioni – spiega l’avvocata Manca –. Dinanzi all’evidenza scientifica la politica non può stare a guardare».

A fare i conti con il divieto, però, sono anche i docenti. «Per non incorrere in sanzioni disciplinari – commenta l’avvocato Caudullo – anche gli insegnanti devono rinunciare al cellulare». Sono stati sufficienti pochi mesi, però, per sollevare le prime questioni legali. Tutte legate alla custodia degli smartphone: «La scuola, in quanto custode dell’oggetto, è responsabile per danni o furti ai cellulari – chiosa il presidente Sidels –. E non è un problema da poco visti i prezzi dei dispositivi».

Per capire l’impatto del divieto sugli studenti, però, non abbiamo ancora dati a disposizione. Le impressioni dei rappresentanti dipingono un quadro pressoché immutato: «Anche senza sondaggi, basta aprire TikTok o Instagram per vedere che tutti sono con il cellulare in mano a fare video in classe» commenta Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti. Secondo il sindacato, il divieto da solo non può funzionare: «Abbiamo notato una generale disobbedienza da parte degli studenti, dovuta alla barriera culturale che spesso c’è con i docenti». Secondo i presidi, d’altro canto, i primi riscontri sono positivi. «Non è pensabile che gli alunni si distraggano con i cellulari durante la lezione, per questo il bando era già attivo quasi ovunque», sostiene Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. Ma il lavoro dei dirigenti scolastici non si ferma all’applicazione della legge: «Dobbiamo far comprendere quale sia il senso di questa disposizione - continua Giannelli -. Quando li responsabilizziamo, anche molti studenti si dicono contenti di rinunciare allo smartphone».

Andrea Ceredani

Avvenire, 28 novembre 2025