La scelta di Robert Francis Prevost di chiamarsi Leone XIV ha attirato con rinnovata forza l’interesse per la figura del suo predecessore Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum. Non bisogna però dimenticare che all’interno del suo ricco magistero troviamo vari altri scritti che hanno lasciato una traccia assai rilevante nei più diversi campi. È il caso dell’Aeterni Patris, la sua terza enciclica, del 4 agosto 1879, in cui sottolinea l’eccezionalità dell’insegnamento proveniente dalla figura e dall’opera di san Tommaso d’Aquino, del quale disegna il seguente ritratto: «Egli, d’ingegno docile ed acuto, di memoria facile e tenace, di vita integerrima, amante unicamente della verità, ricchissimo della divina e della umana scienza a guisa di sole riscaldò il mondo con il calore delle sue virtù, e lo riempì dello splendore della sua dottrina.
Non esiste settore della filosofia che egli non abbia acutamente e solidamente trattato, perché egli disputò delle leggi della dialettica, di Dio e delle sostanze incorporee, dell’uomo e delle altre cose sensibili, degli atti umani e dei loro principi, in modo che in lui non rimane da desiderare né una copiosa messe di questioni, né un conveniente ordinamento di parti, né un metodo eccellente di procedere, né una fermezza di principi o una forza di argomenti, né una limpidezza o proprietà del dire, né facilità di spiegare qualunque più astrusa materia». Dunque, Tommaso si presenta come un maestro a cui guardare con ammirazione sempre nuova: egli stesso, nella Summa Theologiae, esalta il ruolo di colui che insegna, affermando che «come infatti illuminare è più del solo splendere, così trasmettere agli altri le cose contemplate è più del solo contemplare». D’altro canto, secondo quanto opportunamente ricorda Amelia Broccoli nell’Introduzione della nuova edizione del De Magistro di san Tommaso (con testo latino a fronte; traduzione e postfazione di Mario Casotti), l’Aquinate, da profondo e acuto interprete del messaggio domenicano, era convinto che trasmettere la verità contemplata rappresentasse la forma più alta di vita attiva e che l’autentico testimone del vero coronasse la sua vocazione tramandando agli altri ciò che egli stesso aveva contemplato.
Per tale motivo, come nota Casotti, nella vastissima opera del Dottore Angelico viene dato ampio spazio al tema dell’educazione, trattato in modo particolare nell’XI delle Quaestiones disputatae de veritate intitolata De Magistro. In essa vengono affrontati quattro problemi: se soltanto Dio e non anche l’uomo possa insegnare; se qualcuno possa dirsi maestro di se stesso; se l’uomo possa essere ammaestrato da un angelo; se insegnare sia un atto della vita attiva o di quella contemplativa. In questo contesto, una questione di notevole importanza riguarda la possibilità o meno di definire con precisione quale sia il sapere che deve essere trasmesso. Che cosa sa il maestro? E che cosa insegna? Un utile contributo per rispondere a queste domande proviene dal libro di Antonio Sabetta, “Una certa impronta della scienza divina”. Sul senso della teologia in san Tommaso d’Aquino tra rivelazione, fede e ragione. L’autore afferma che il primo impegno del Santo Dottore fu quello di «mostrare l’intelligibilità della parola di Dio trasmessa nella Scrittura», per poi aprire lo spazio, tipicamente filosofico, della disputa e concludere il percorso con la predicazione, che egli svolse costantemente, ricorrendo persino al dialetto, come accadde a Napoli, nella chiesa di San Domenico Maggiore. Aggiunge Sabetta: «Alla base della teologia non vi può che essere la lettura della Scrittura mentre la predicazione non solo è un momento necessario dell’attività del teologo ma il suo compimento, non un corollario ma parte integrante e costitutiva».
Lectio e disputatio sono a servizio della praedicatio. Per l’Aquinate, tra conoscenza della verità e la sua trasmissione vi è uno stretto collegamento: senza l’esistenza del vero, l’insegnamento si ridurrebbe a una sorta di inganno. Ecco perché la Rivelazione diviene il fondamento e la garanzia dell’attività magisteriale e predicatoria.
Maurizio Schoepflin
Avvenire Gutenberg, 11 luglio 2025