Convertire edifici religiosi inutilizzati in residenze universitarie per studenti. È l’intento del protocollo d’intesa sottoscritto a ottobre dalla Cei e dal Gruppo Cassa depositi e prestiti (Cdp). Il progetto, che prevede la realizzazione di mille posti letto a prezzi calmierati, non si è fermato alla firma degli scorsi mesi. Ma sta cominciando a prendere vita. A confermarlo, è la pubblicazione ufficiale dell’Avviso per la raccolta delle manifestazioni di interesse. La procedura è rivolta a tutte le diocesi italiane, agli istituti diocesani di sostentamento del clero, alle fondazioni, alle congregazioni e ad altri enti religiosi. Che adesso potranno ufficialmente aderire all’iniziativa segnalando i propri immobili “non strumentali”, cioè non utilizzati per attività di culto o carità. Così da metterli a disposizione per l’iniziativa. Gli immobili selezionati saranno conferiti in un fondo immobiliare gestito da Cdp Ra Sgr, con l’obiettivo di realizzare gli alloggi.
«La pubblicazione dell’Avviso - sottolinea don Claudio Francesconi, economo della Cei – rappresenta il primo passo operativo di questo progetto strategico. Si tratta di una prima fase preliminare che quindi non costituisce alcun impegno o vincolo oggi a aderire. Viene gestita – spiega il sacerdote - in modo riservato e in seguito l’ente avrà modo di fare le sue valutazioni e seguire l’iter autorizzativo canonico». Un’iniziativa «innovativa che punta a valorizzare economicamente e socialmente il patrimonio immobiliare degli enti religiosi unendo risorse e competenze di una forte realtà istituzionale come Cdp». Un progetto pilota «che potrà aprire spazi per ulteriori sviluppi».
La procedura si articola in diverse fasi, pensate per garantire trasparenza e imparzialità nella selezione. In primo luogo, i soggetti interessati dovranno presentare la propria manifestazione di interesse attraverso la piattaforma dedicata, compilando la documentazione richiesta e allegando le informazioni disponibili per gli immobili candidati. Per agevolare gli utenti, è stata creata una pagina web dedicata sul sito istituzionale di Cdp Real asset Sgr (https://www.cdp.it/sitointernet/ it/cdp_realasset_avvisi.page).
In questa sezione sono disponibili tutte le informazioni necessarie relative al processo di accreditamento, alle tempistiche di raccolta dati e agli allegati utili per la candidatura degli immobili. La pagina sarà costantemente aggiornata per fornire supporto operativo e risposte alle domande più frequenti, facilitando così ogni fase della procedura.
Per quanto riguarda la prima fase della raccolta delle candidature, i termini di trasmissione e caricamento delle informazioni dovranno pervenire entro le ore 20 del 27 febbraio 2026. Mentre per quanto riguarda la seconda, entro le ore 20 del prossimo 30 aprile. Inoltre, entro il 3 febbraio, ci si può registrare al webinar informativo che si terrà il 5 febbraio alle ore 16.
Una volta raccolte le richieste, Cdp Ra Sgr effettuerà una valutazione dei progetti in base a criteri di idoneità, ubicazione e potenzialità di trasformazione in residenze universitarie. Tra i criteri, la coerenza funzionale e strutturale con il modello di student housing; lo stato manutentivo e la possibilità di rapida riqualificazione; la localizzazione in prossimità di poli universitari. E l’assenza di vincoli ostativi e la disponibilità della documentazione richiesta. Tutti requisiti che potranno essere accertati anche da eventuali sopralluoghi.
Gli edifici scelti saranno successivamente inseriti nel fondo, dando così avvio ai progetti di riqualificazione e destinazione degli spazi a studenti fuori sede. È «un passo concreto nell’impegno condiviso con la Cei di contribuire ad una risposta all’emergenza abitativa nazionale», sottolinea Filippo Catena, responsabile Fondi abitare sociale di Cdp Real asset Sgr. L’iniziativa, aggiunge, «si inserisce in un più ampio insieme di azioni promosse dal gruppo Cdp per incrementare l’offerta di posti letto a canone calmierato destinati agli studenti fuori sede, nella consapevolezza del ruolo strategico dell’abitare sociale — e in particolare dello student housing — quale leva per la mobilità sociale, la promozione delle pari opportunità e la valorizzazione di immobili oggi inutilizzati, contribuendo così allo sviluppo sostenibile del Paese e alla rigenerazione dei territori». La palla, adesso, è tutta in mano alle diocesi. Il progetto sta per entrare nel vivo.
Giuseppe Muolo
Avvenire, 4 febbraio 2026