UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Luisa Ranieri preside in trincea

In una nuova fiction la storia della dirigente scolastica di Caivano Eugenia Carfora, che prova a combattere la dispersione scolastica
9 Gennaio 2026

Sono vent’anni che la Dirigente Scolastica Eugenia Carfora lavora nel cuore del Parco Verde di Caivano, uno dei quartieri più difficili d’Italia, nonché una tra le piazze di spaccio più grandi d’Europa. Carfora combatte la dispersione scolastica, andando a recuperare i ragazzi casa per casa per sottrarli al degrado e per questo nel 2018 Domenico Iannacone decise di raccontarne la storia nel documentario Come figli miei, trasmesso da Rai3 e ora disponibile su RaiPlay.

È stato guardando quel documentario che Luisa Ranieri e Luca Zingaretti hanno pensato di trasformare la storia in una serie tv, che arriva lunedì 12 gennaio su Rai1. Si intitola La Preside, è diretta da Luca Miniero e interpretata da Luisa Ranieri che, nelle quattro puntate liberamente ispirate alla storia (vera) di Eugenia Carfora, si chiama Eugenia Liguori e arriva a Caivano, accolta da cassonetti dati alle fiamme, una scuola fatiscente (in tutti i sensi) all’interno della quale l’assistente scolastico ha persino aperto una lavanderia clandestina e una lista di docenti assenti non giustificati. A mancarle sono, però, soprattutto gli alunni, che inizia ad andare a chiamare col megafono nei cortili dei palazzoni degradati a pochi metri dalla scuola. E da quel momento sarà per tutti “la pazza”.

È Caivano ma potrebbe essere una qualsiasi periferia di una qualsiasi grande città: «Bisogna togliere dal vocabolario la parola “rassegnazione”. Dalle periferie escono gioielli. Il mio motto è “Tutti a scuola” e al diploma, c’è chi ci arriva prima e chi dopo, ma ci vuole pazienza, come quando si cresce un figlio. L’importante è che i ragazzi pensino», dice Carfora, in prima fila alla presentazione della serie alla stampa. E Luisa Ranieri aggiunge: «La storia di Eugenia mi ha talmente colpito da darmi la voglia e la forza di raccontare la luce che lei ha portato nel buio di una periferia. Non è stato facile convincerla dell’idea di questa serie, non capiva perché raccontare quello che ha fatto. Poi, però, ci siamo trovate d’accordo sull’importanza di portare al grande pubblico il fatto che il singolo può fare la differenza. Non abbiamo la presunzione di insegnare – prosegue l’attrice –, ma se solo un ragazzo, dopo avere visto La Preside (prodotta da Zocotoco insieme a Bibi Film Tv, in collaborazione con Rai Fiction), tornerà a scuola, per noi sarà un successo». A proposito di insegnare, Ranieri, madre di due figlie di 14 e 10 anni, commenta così la scelta della “sua” dirigente scolastica che, nella serie, alterna durezza e complicità con i ragazzi per convincerli a tornare a scuola: «Penso che carota e bastone funzionino sempre, anche con i figli, che vanno ripresi quando è necessario e accolti quando serve. I due elementi devono essere usati a seconda delle situazioni. A casa nostra io sono la parte normativa rispetto al papà, però spesso ci scambiamo i ruoli, perché i figli si educano nell’ascolto ma anche dando limiti e frustrazioni, senza i quali non si cresce». Chiamato in causa, il papà interviene: « Le regole servono sempre, a qualunque età – afferma Zingaretti –, ma nella scuola, soprattutto quella che raccontiamo ne La Preside dove è difficilissimo darle, più che regole occorre mantenere sempre il giudizio, l’attenzione. A volte è necessaria la durezza ma altre volte questa va adattata alla realtà, perché quello che era vero il giorno prima non lo è più il giorno dopo». Sulla scelta di co-produrre la serie, l’attore aggiunge: «A noi piace raccontare le storie belle, quelle che scaldano il cuore, e quella de La Preside lo fa per tre elementi: la protagonista, una donna meravigliosa che si mette contro tutto e tutti, contro la pigrizia delle istituzioni e il malaffare e riesce, con la sola forza della legge e dei diritti, a smuovere le cose; i ragazzi, i veri vincitori perché hanno capito che la mano tesa della preside che li va a prendere a casa è la loro ultima chance; e sempre i ragazzi, perché comprendono che la scuola è il luogo dove le generazioni si incontrano, gli esseri umani crescono e gli si permette di andare incontro alla vita con dignità. Questa – sottolinea – è una storia da servizio pubblico, seppure con i suoi chiaroscuri. Diversamente dal “sottosopra”, il regno raccontato dalla serie Stranger Things, noi raccontiamo il “soprasotto”, quelle zone considerate degradate e additate come zone terribili ma che, in realtà, sono abitate nella stragrande maggioranza da persone perbene che cercano di vivere dignitosamente, ma che vengono stigmatizzate per l’assenza dello Stato e la presenza della malavita. Da questo “soprasotto” viene la luce che ci piacerebbe arrivasse al pubblico di Rai1». «Una storia di speranza come

La Preside – conclude il produttore Angelo Barbagallo – ha un effetto tonico. In un periodo come quello che stiamo attraversando da un po’ di anni a questa parte, la cosa migliore da fare è assumere antidepressivi naturali come questa serie». Nella quale, peraltro, ha grande importanza la musica, con una colonna sonora che va da Pino Daniele e Maria Nazionale a Braga, fino a brani inglesi e francesi e musiche che appartengono ai vicoli di Napoli.

Tiziana Lupi

Avvenire, 9 gennaio 2026