Può la scuola salvare una vita? È questa la domanda intorno alla quale ruota la serie “La preside”, prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction e con la partecipazione di Netflix, diretta da Luca Miniero e presentata ieri alla “Festa del cinema” di Roma.
Il dirigente scolastico del titolo è interpretato da un’esplosiva Luisa Ranieri, sempre in movimento nei panni di una donna visionaria e ostinata, ispirata ad Eugenia Carfora, che al suo primo incarico da preside sceglie di guidare l’Istituto Anna Maria Ortese di Caivano (nella realtà l’Istituto Morano), un luogo segnato dall’abbandono scolastico, circondato dal degrado e al centro di una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa. La serie, che racconta una donna divenuta simbolo della lotta per il riscatto educativo e sociale, nasce da un’idea di Luca Zigaretti, qui sia produttore che sceneggiatore insieme a Maurizio Careddu e Cristiana Farina.
«Ho incontrato questa storia – dice Zingaretti – grazie a Luisa, che mi ha consigliato di guardare il documentario di Domenico Jannaccone prodotto dalla Rai, che racconta la storia di Eugenia Carfora, fatta di forza, dolore, fatica, coraggio, ideali in cui credere fino in fondo, follia. Perché ci vuole anche una buona dose di follia per fare quello che ha fatto questa donna in un territorio dove la situazione di degrado è dovuta anche a una scarsa presenza dello Stato. Ma in quel territorio, purtroppo legato a una malavita aggressiva, abitano anche tante persone per bene che vivono onestamente. E dunque questa volta invece della camorra raccontiamo la brava gente». Luisa Ranieri rievoca l’incontro con la Carfora, che casualmente ieri ha chiamato Zingaretti proprio durante la conferenza stampa. «Senza parlare ci eravamo già dette tutto. Sentivo l’urgenza di raccontare una donna che in un contesto difficile ha sfidato tutto e tutti per inseguire l’unica cosa che le sta a cuore, il bene dei suoi ragazzi. Sapevo che raccontare la sua storia significava mettere a fuoco non solo una singola persona, ma la voglia che la spinge a fare bene. Non mi ha dato consigli, ho trascorso un paio di giorni con lei e l’ho seguita come un’ombra per cogliere lo spirito che la muove. Ho avvertito il suo grande orgoglio di aver dato a questi ragazzi, che la guardano come a una seconda madre, la possibilità di scoprire una prospettiva fuori da quella periferia. Per me lei è un eroe moderno: si alza la mattina e senza grande clamore fa con amore il suo lavoro».
Continua l’attrice, che con Miniero aveva già lavorato nella serie “Le indagini di Lolita Lobosco”: «Le fiction non hanno la presunzione di insegnare niente a nessuno. È triste che nelle scuole entrino i metal detector ed escano materie formative. Ho una figlia adolescente e da madre penso che non ci sia mai stata una vera politica sull’istruzione, un investimento importante sulle nuove generazioni. È necessario un grande lavoro sulle famiglie facendo rete. “La Preside” non è un biopic: volevamo parlare di temi che ci riguardano, non solo di criminalità, ma anche di gente che silenziosamente fa il proprio dovere, di professori abbandonati e sottopagati con una missione fondamentale, quella di occuparsi dell’istruzione, il primo baluardo di una società civile ed evoluta». Conclude Zingaretti: « Le storie che ascoltiamo e raccontiamo ci cambiano, così come le persone che incontriamo. Spero che “La Preside” induca a riflessioni su temi importanti e che possa cambiare le persone in meglio offrendo un esempio davvero luminoso».
Alessandra De Luca
Avvenire, 22 ottobre 2025