La magia è costituita dagli insegnanti, che con le competenze, con lo studio, con la capacità di comunicare e appassionare, con nuovi e vecchi strumenti, che siano libri o nuovi assistenti IA possono incidere sul futuro di migliaia di persone. Dunque, «la tecnologia non è magica. Lo sono gli insegnanti». Una frase che suona ancora più dirompente detta dalla Chief Operating Officer di Google DeepMind, start-up di ricerca sull’intelligenza artificiale, fondata nel 2010 da tre giovani scienziati e acquisita dalla big tech di Mountain View nel 2014. Chi poteva immaginare che una delle cento persone più influenti nel settore dell’intelligenza artificiale, tra quelle individuate dalla rivista americana Time, ragionasse partendo dall’unicità delle capacità umane?
Lila Ibrahim è arrivata a Google DeepMind dopo 30 anni di carriera nel settore tecnologico nella Silicon Valley: ha lavorato prima per la società che produce microprocessori, Intel e poi per la società di Coursera che opera nel campo delle tecnologie didattiche, in mezzo c’è stato anche un incarico all’interno di una società americana di venture capital.
Oggi ha il compito di portare la tecnologia di Google DeepMind nel mondo; è responsabile delle partnership, dell’impatto sociale, degli affari esterni, dell’etica e della responsabilità, delle relazioni legali e governative. La sua formazione non è strettamente legata all’IA: si è laureata in Ingegneria elettrica all’Università di Purdue, nell’Indiana, ispirata da suo padre, anche lui ingegnere elettrico, arrivato dal Libano negli States per garantire futuro e cure alla sua famiglia.
Il bene della famiglia sopra tutto ritorna nelle parole Ibrahim, madre di due gemelle: «Ho potuto assistere in prima persona, nella mia famiglia, all’impatto immediato dell’IA sull’accesso all’istruzione – spiega –. Strumenti basati sull’IA per leggere testi ad alta voce, convertire parole pronunciate in contenuti scritti e fornire assistenza in tempo reale con materiali complessi». Secondo Ibrahim, l’intelligenza artificiale e i modelli avanzati come Gemini e LearnLM già oggi «stanno rendendo l’apprendimento più personale, accessibile e di impatto per i miliardi di persone che utilizzano quotidianamente i nostri prodotti come Search e YouTube». E a chi si chiede come l’IA possa rimanere uno strumento a supporto della crescita umana piuttosto che una scorciatoia che indebolisce il pensiero critico, Lila Ibrahim risponde, assicurando che in Google Deepmind vengono seguiti dei « principi pedagogici comprovati per ispirare l’apprendimento attivo, per presentare informazioni pertinenti e ben strutturate in diverse modalità, per adattarsi agli obiettivi e alle esigenze degli studenti e approfondire la metacognizione aiutandoli a riflettere sui loro progressi». Va detto che Gemini 2.5 va oltre la semplice fornitura di una risposta, è in grado di guidare passo dopo passo nella risoluzione di problemi e interrogativi complessi: «Gemini 2.5 può anche controllare il tuo lavoro, spiegare dove si è sbagliato e guidare attraverso i problemi dall’inizio alla fine». L’IA non ha impatto solo sull’apprendimento e l’educazione, ma anche sul futuro dell’informazione. «Sulle nostre piattaforme - ha continuato la COO di Google Deepmind - c’è una varietà di opinioni più ampia che su qualsiasi altra fonte di informazione nella storia: ci battiamo per la libertà di espressione fin dalla nostra fondazione. I nostri servizi consentono alle voci di tutto lo spettro politico di raggiungere un pubblico più ampio. Abbiamo anche implementato importanti miglioramenti per individuare i contenuti di bassa qualità creati per manipolare i nostri sistemi di classificazione, incluso lo spam generato dall’IA. L’anno scorso abbiamo introdotto SynthID, uno strumento che aggiunge filigrane ai nostri testi, audio, immagini e video generati dall’IA, in modo che siano più facili da identificare».
Ricercatori e studiosi da tutto il mondo stanno evidenziando sempre più i potenziali rischi posti dall’IA, come la riproposizione dei pregiudizi umani, ma anche l’invasione della privacy attraverso tecnologie come il riconoscimento facciale. «Mentre sviluppiamo l’IA che può essere utilizzata in contesti educativi, riflettiamo molto sui potenziali rischi, tra cui disuguaglianze, pregiudizi e accessibilità - ha continuato la COO di Google Deepmind -. Per questo motivo, abbiamo dato priorità alla collaborazione interna interfunzionale, alle partnership esterne e al coinvolgimento di esperti fin dall’inizio. Ad esempio, LearnLM è la nostra famiglia di modelli ottimizzati per l’apprendimento, sviluppati in collaborazione con esperti del settore e basati sulla ricerca pedagogica per rendere le esperienze di insegnamento e apprendimento più attive, personali e coinvolgenti». Nel 2013 Lila Ibrahim aveva anche co-fondato Team4Tech, un’organizzazione no-profit per l’istruzione che sviluppa tutt’oggi competenze e infrastrutture informatiche per insegnare la tecnologia alle comunità con risorse limitate in tutto il mondo; e anche in Intel aveva lavorato a progetti come l’accesso a Internet per le popolazioni isolate della foresta pluviale amazzonica. L’impatto sociale delle tecnologie ha sempre avuto un peso rilevante nella carriera di Ibrahim che oggi in Google Deepmind ha l’enorme compito di tradurre i principi etici in aspetti pratici della ricerca sull’intelligenza artificiale: «Il nostro team va oltre la tradizionale gestione degli stakeholder per creare canali di collaborazione autentici con voci esperte, da esperti di etica e accademici alle popolazioni locali, per assicurarci di non innovare con pregiudizi interni. Disponiamo di sistemi consolidati per supervisionare la nostra ricerca dall’ideazione al mondo reale, incluso il nostro Consiglio interno (e interdisciplinare) per la responsabilità e la sicurezza: questo processo integra il contributo di diverse prospettive in ogni fase della ricerca per identificare tempestivamente opportunità e rischi per le comunità che serviamo. Collaboriamo e impariamo da altri esperti del settore per applicare l’IA alla risoluzione dei problemi che sono alla base delle sfide globali, mitigando al contempo i rischi in modo proattivo» ha spiegato Ibrahim.
In questo momento di enormi cambiamenti tecnologici, «la mia priorità, in qualità di Chief Operating Officer, è sviluppare un’intelligenza artificiale responsabile a beneficio dell’umanità. Riteniamo che sia una buona prassi sviluppare framework che integrino considerazioni etiche e misure di sicurezza nel tessuto di qualsiasi processo di ricerca e sviluppo, come elementi fondamentali, non come aggiunte successive. Adottiamo un approccio olistico all’IA responsabile, che include ricerche lungimiranti, un’ampia formazione sulla sicurezza, test rigorosi dei nostri modelli e lo sviluppo di strumenti e framework per governare efficacemente le nostre tecnologie». Dentro Google DeepMind ci sono dei ricercatori che si concentrano sull’etica. «L’anno scorso, i miei colleghi hanno pubblicato “The Ethics of Advanced AI Assistants”, ad esempio, che esplora le promesse e i rischi di un futuro con un’IA più efficiente». Di vocazione morale ha parlato la Chief Operating Officer di Google DeepMind: «Come madre di due gemelle, per me è importante lasciare il mondo un posto migliore per i miei figli e per le generazioni future. Le decisioni che prendiamo collettivamente oggi – su come sviluppare, implementare, utilizzare o limitare l’IA – avranno un impatto sul funzionamento delle nostre comunità e delle nostre economie. Costruiamo per tutti e realizziamo appieno il potenziale dell’IA».
Ilaria Solaini
Avvenire, 12 luglio 2025