Anche senza smartphone, vietato da quest’anno in tutte le scuole italiane, l’Intelligenza artificiale sta lentamente, ma inesorabilmente, dilagando nelle classi. Lo documenta un’indagine Ipsos realizzata per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo, che sarà presentata oggi durante “Parole a scuola”, giornata di formazione per insegnanti, educatori e genitori, promossa dall’associazione Parole O_Stili, dall’Università Cattolica -che ospita la giornata - e dallo stesso Istituto Toniolo. Secondo la ricerca, condotta su un campione rappresentativo di adolescenti e giovani tra i 15 e i 19 anni, già oggi uno studente su cinque utilizza regolarmente l’Intelligenza artificiale a scuola, con punte del 30% tra i 17-19enni. La soddisfazione media nell’uso dell’Ia è elevata, con un punteggio di 7 su 10 e risulta ancora più alta tra i ragazzi maggiorenni rispetto alle ragazze. L’uso prevalente dell’Ia è come supporto alla comprensione dei contenuti (57%), ma non mancano criticità: il 69% degli studenti chiede una formazione adeguata e l’80% invoca linee guida per un uso corretto in ambito scolastico.
«I risultati parlano chiaro: gli studenti e le studentesse usano già l’Intelligenza artificiale con o senza regole condivise in classe – conferma Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili –. Ma da parte degli insegnanti c’è modo di dare trasparenza a ciò che viene prodotto con l’Ia e di valorizzare il contributo autentico dei ragazzi? Serve un’alfabetizzazione digitale che aiuti a comprendere questi strumenti, a riconoscerne i limiti e a riflettere sul loro impatto etico», avverte la presidente dell’associazione che da anni si impegna a contrastare il fenomeno della violenza delle parole e che promuove “Patti chiari”, attività da svolgere nelle classi. «Il nostro obiettivo – sottolinea Russo – è aiutare studenti e docenti a definire un patto condiviso sull’uso dell’Intelligenza artificiale. Da appendere in classe. L’abbiamo sperimentato in alcune scuole pilota e ora ci auguriamo che sempre più insegnanti possano unirsi a questo percorso, perché educare all’Ia significa educare al futuro, con consapevolezza e responsabilità». Un lavoro non banale ma che può contare su solide basi di partenza.
Sempre secondo la ricerca condotta da Ipsos, infatti, la cosiddetta Generazione Z dimostra buoni livelli di empatia e una forte attenzione ai principi morali. I valori più sentiti sono: “prendersi cura/ non arrecare danno” (4,61 punti su una scala di 6), “giustizia (4,58 su 6)”, “purezza e integrità personale”, (4,51 su 6). Le ragazze e i più giovani (14-16 anni) risultano i più sensibili nei confronti di questi valori. Anche l’empatia – sia affettiva (il sentire con l’altro) che cognitiva (il capire l’altro) – è più sviluppata nelle ragazze e nei più giovani (14-16 anni). Avrebbero, semmai, bisogno di una scuola più capace di prestare ascolto che di giudicare. Secondo la ricerca, infatti, la scuola è ancora percepita come luogo di giudizio più che di crescita e un brutto voto può diventare un’etichetta più che un episodio. In particolare, il timore del fallimento è diffuso e pervasivo tra gli e le adolescenti. I punteggi medi rilevati oscillano tra 2,4 e 2,9 su una scala da 1 a 5, con il valore più alto legato alla paura di provare vergogna e imbarazzo dopo un errore, seguita dalla svalutazione di sé e dal timore di deludere le persone significative.
«Il messaggio che emerge dal nostro studio è che gli adolescenti non chiedono di essere protetti da ogni difficoltà, ma di essere riconosciuti nella loro fatica e di essere ascoltati – spiega Elena Marta, professoressa ordinaria di Psicologia sociale e di Comunità all’Università Cattolica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo –. Hanno bisogno di figure di riferimento e di comunità di senso che sappiano accompagnarli nel percorso di crescita, senza ridurli a etichette di “successo” o “fallimento”. Dietro la fragilità – conclude Marta – c’è anche un desiderio di riscatto e di futuro. La speranza, sostenuta dalla capacità di immaginare percorsi alternativi e dalla motivazione interna, rappresenta la risorsa su cui lavorare per costruire interventi educativi efficaci a sostegno dei nostri ragazzi e ragazze».
Paolo Ferrario
Avvenire, 18 ottobre 2025