Dal primo ottobre, per la prima volta nella storia, alla guida dell’Università degli Studi di Milano c’è una donna: Marina Brambilla, già prorettrice alla Didattica e presidente del Centro linguistico dell’ateneo.
Rettrice, cosa significa, per lei, questo primato?
Essere la prima rettrice donna dell’Università degli Studi di Milano significa mandare un messaggio positivo a tutte le studentesse e le colleghe che nella quotidianità e nel passato hanno lavorato perché questo fosse possibile. Il nostro è un ateneo dove l’attenzione alle pari opportunità è da tempo al centro del dibattito, e questo ha permesso a me e altre colleghe di esprimere al meglio il nostro contributo all’istituzione.
Adesso Milano ha cinque atenei a guida femminile sugli otto totali: un altro primato?
A livello nazionale è sicuramente un unicum. Ma questo è un chiaro segnale che, dove le donne sono messe nelle condizioni di formarsi e studiare, lo fanno al meglio. Ed è ancora più importante che questo segnale venga dagli atenei, che hanno una funzione culturale e di formazione nei confronti della società. Spero che questo messaggio arrivi, soprattutto alle studentesse.
Per molti altri aspetti, la città non è così inclusiva: l’emergenza caro-affitti è un segnale.
Milano sta soffrendo le criticità delle grandi città europee: è sempre più una metropoli e ne deriva un aumento dei costi. Credo comunque che stia mantenendo la sua attrattività, anche perché è una città che ha sempre fatto dell’accoglienza uno dei suoi punti forti. Lo ricordo perché, pur in un momento di difficoltà come quello che viviamo, abbiamo comunque registrato quest’anno un aumento di oltre mille unità nel numero di matricole.
L’emergenza posti letto però rimane.
È un tema su cui abbiamo lavorato e che soprattutto sarà al centro dei prossimi anni, insieme all’ampliamento delle borse di studio. Abbiamo diversi progetti, alcuni già finanziati, come ad esempio l’acquisto di un edificio in via Attendolo Sforza, accanto a una nostra residenza. Si tratta di un finanziamento ministeriale da 13 milioni di euro, che in due anni ci permetterà di avere 300 posti letto in più. C’è poi Mind, dove ci sono 1.100 posti in via di realizzazione, di cui 400 per il diritto allo studio. Stiamo riqualificando alcune residenze che già abbiamo, come Santa Sofia. Con lo spostamento dei corsi di studio a Mind, Città studi verrà ristrutturata e verranno realizzati nuovi posti letto, insieme a spazi di socializzazione e studio e servizi per la città. Come ateneo pubblico, ricordo infine che tutti i nostri posti letto hanno il prezzo calmierato di 250 euro al mese.
Oltre a questo, quali saranno gli obiettivi del suo rettorato?
Per prima cosa, riaffermare il ruolo della Statale dal punto di vista della ricerca internazionale. La mia prima azione è stata attivare un bando dal valore di tre milioni per 66 assegni di ricerca, che erano fermi da anni. Questo vuol dire più possibilità di mobilità e fondi per i ricercatori, che sono la linfa dell’ateneo. Un altro punto che mi sta a cuore è il ruolo dell’ateneo nell’ambito della sanità e della salute sul territorio. Dei miei 2mila docenti, più di 700 sono medici e attivi negli ospedali, fanno ricerca ma anche cura: vogliamo dare sempre più il nostro contributo nella prevenzione e nella salute della città. E poi l’innovazione didattica: dobbiamo lavorare su modelli innovativi, con formule blended e online che affianchino il dialogo e
l’incontro, che solo il cuore dell’insegnamento. Questo per quanto riguarda una delle funzioni dell’ateneo, quella dell’istruzione.
L’altro aspetto?
L’altro aspetto riguarda l’ateneo come datore di lavoro, qualcosa che rimane spesso in secondo piano: ma è utile ricordare che fra personale e docenti, sono oltre 4.500 le persone che lavorano i Statale. Un punto importante su cui lavorare saranno le politiche di conciliazione vita-lavoro, oltre che importanti azioni di welfare, necessarie in una città che ha un costo della vita così elevato. Penso anche a diversi obiettivi per il personale come la formazione e la mobilità internazionale. Tutto questo ci renderà un ateneo sempre più attrattivo.
L’aumento delle immatricolazioni sembra confermare l’attrattività dell’università.
Sì, la laurea ha ancora il suo peso a livello retributivo e occupazionale e questo fa sì che gli studenti scelgano di iscriversi. Per noi è fondamentale essere un’università davvero per tutti, anche per chi non ha in partenza le possibilità economiche. Da quest’anno, abbiamo ampliato la “no tax area” fino a un valore Isee di 30mila euro e così circa metà degli studenti vi rientrano. Come ateneo, dobbiamo essere capaci di rispondere alle esigenze del mondo del lavoro, che cambia molto velocemente. Il mondo universitario ha un ritmo di cambiamento molto più lento, ci dobbiamo lavorare. Ma è una sfida che va raccolta.
Rachele Callegari
Avvenire Milano, 20 ottobre 2024