UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La bella scuola dove tutti imparano da tutti

Nella Cattedrale di Parma, nella seconda serata del ciclo «Basilica e agorà», il cardinale Zuppi e il rettore Andrei in dialogo su «Chiesa e cultura»
20 Febbraio 2023

La Cattedrale è tornata salotto di pregio, dove «tessere le maglie di una civiltà della conversazione»: è l’auspicio di don Lorenzo Montenz, responsabile del Progetto culturale diocesano, introducendo venerdì scorso la seconda serata di Basilica e agorà. Ospiti il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente Cei, e Paolo Andrei, rettore dell’Università di Parma, che hanno dialogato su Chiesa e cultura, moderati da Cecilia Scaffardi, direttrice della Caritas diocesana e responsabile di Vita Nuova.

Suo l’abbrivio, da un passo di Zuppi al Consiglio permanente Cei di gennaio: la scuola è «laboratorio del futuro di un Paese», dove «investire le energie migliori e le risorse necessarie», non solo in attrezzature ma anche e di più in formazione degli educatori e docenti. In sintonia con la Laudato si’, l’invito a giovani e adulti a raccogliere la sfida della rivoluzione culturale in atto e a riflettere su ciò che rende l’Italia non accogliente verso i giovani stessi – 120mila, più altri 40mila non italiani. nel 2020 sono partiti –.

«Siamo nel Paese più bello del mondo – osserva il cardinale –, ma questa bellezza non riusciamo più a capirla. Stiamo perdendo in gentilezza». Generazioni cresciute nella pace, con gli avvenimenti degli ultimi anni ha scoperto che «quel certo benessere, ereditato, consumato, ora è messo in discussione. Non è vero che “andrà tutto bene”». Cosa vogliamo che sia il futuro? «Chiaro che, pur nella tragedia della guerra, dobbiamo mettere semi, indicazioni, avviare processi – direbbe Francesco – affinché la logica delle armi sia sconfitta. Allora la scuola è decisiva». E siamo nel centenario della nascita di don Lorenzo Milani, acceso promotore di «una scuola che fosse davvero per tutti e che garantisse il merito a tutti».

Questo è il vero senso di “merito”. «Tutti hanno un merito. La scuola deve trovare quello di ciascuno», nelle sue capacità. «Non c'è merito di serie A o B». Fortunatamente c'è già chi si sta sforzando perché le scuole professionali non siano in B. Ma sarebbe doveroso anche il giusto riconoscimento e ricompensa per l'impegno degli insegnanti nel lavoro e nella ricerca. Bologna e Parma sono attrattive per studenti dall'Italia e dall'estero, ma per trattenerli nel “dopo” occorre «lotta al precariato. Chi migra? Chi ha più voglia di futuro. Spesso resta chi non ce l’ha e non riesce ad averla. Investire sull'educazione è offrire strumenti per cui risulti bello restare qui».

Nel rapporto coi giovani – la palla passa al rettore Andrei – «siamo abituati a ragionare per categorie (giovani, adulti, anziani), ma se vogliamo che una comunità (come l'università) sia per loro attrattiva, li deve anzitutto considerare cittadini, compagni di viaggio», persone a confronto con persone d'altre età, parte di un continuum, quindi senza “caselle”. Cercano chi dia loro «fiducia, esempi da interpretare – non copiare –, chi trasmetta passione. A scuola e all'università non si devono perseguire solo la formazione e la conoscenza, ma il crescere insieme, il costruire insieme un futuro, che è di tutti». Nella fiducia si possono esprimere al meglio le proprie idee e potenzialità, «generando frutti enormi e inaspettati». Molti adulti avrebbero per questo il «bisogno di un bagno d'umiltà».

Andrei riflette sul recente suicidio di una studentessa a Milano, che non ha retto il peso dell'insuccesso: «La continua ricerca dell'eccellenza, su parametri non decisi da noi, può portare a forte crisi. E la pandemia ha reso tutti più fragili». La società instilla l’ansia da prestazione e non considera che «il bene e l’eccellenza di una persona è la sua eccellenza, il suo bene, che non possono imporre altri. Dobbiamo invece capire e accogliere la persona come è, nella sua interezza». Andare oltre il passaggio di nozioni. «Siamo chiamati a pensare al nostro ruolo educativo, in un rapporto sempre biunivoco. Lo ripeto: si impara anche da docenti». Doveroso essere ottimi ricercatori, ma ha un peso il sapere usare linguaggi nuovi, metodologie nuove, capaci d'intercettare i processi di apprendimento degli studenti. «La conoscenza si crea insieme a loro».

Erick Ceresini

Vita Nuova, 19 febbraio 2023