UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Insegnare la letteratura come atto di fede

Ripercorrere Leopardi, Verga, Svevo per mostrare come la scrittura possa essere trasmissione di senso
23 Dicembre 2025

In procinto di concludere una quasi cinquantennale carriera di docente di Letteratura italiana nei licei, don Carmelo Mezzasalma ha deciso di mettere nero su bianco alcune sue lezioni, che sono altrettante riflessioni sul senso profondamente umano del fare letterario, in un volume intitolato Oltre la siepe. Il volo della scrittura da Leopardi a Svevo (Edizioni Feeria, pagine 120, euro 15,00). L’autore è priore della Comunità di San Leolino (nel Chianti fiorentino), che è una bellissima realtà ecclesiale: una fraternità dedita all’insegnamento e al dialogo tra cultura contemporanea e Vangelo, iniziata oltre un quarto di secolo fa nella scia degli insegnamenti del Concilio Vaticano II. «La letteratura», scrive Mezzasalma, «non è un passatempo o un’evasione dalla realtà, ma è un fatto di vita, vorrei dire di intelligenza della vita». Sembra di sentire l’eco delle parole che nel 1938 impiegava Carlo Bo nel suo saggio

Letteratura come vita: «vita» intesa come la realtà più autentica dell’uomo, in polemica (allora) con le pose magniloquenti e con le parole roboanti del dannunzianesimo e del fascismo, essendo la letteratura, come scriveva Bo, «forse la strada più completa per la conoscenza di noi stessi, per la vita della nostra coscienza». Analoga fiducia nella funzione conoscitiva ed esistenziale dei testi letterari è quella espressa da Mezzasalma, il quale, in queste pagine ricche di idee, ne ribadisce anche il valore spirituale, pur non mancando di rilevare le difficoltà di un approccio di questo tipo nella società odierna: «Non serve a nulla negarlo: nel nostro mondo secolarizzato, un simile obiettivo spirituale è diventato più difficile e rischioso, se non problematico, e anzi avversato per molteplici ed evidenti ragioni. È soprattutto quell’aggettivo “spirituale” che fa paura, quasi fosse il retaggio di epoche passate, adatte per spiriti “schiavi”, e non per esseri liberi». Ma naturalmente non è così, anzi è l’esatto contrario: come scrive San Paolo, «la lettera, infatti, uccide, è lo Spirito che dà vita» (2 Corinzi 3,6).

Mezzasalma si sofferma, in particolare, su alcuni grandi autori dell’Otto Novecento. Il primo è il punto di partenza imprescindibile della letteratura contemporanea: Giacomo Leopardi, del quale viene tracciato un efficace profilo letterario e filosofico. Si passa poi a Giovanni Verga, posto in dialogo con Leopardi in quanto anch’egli ha messo in discussione quel mito del progresso, caro al Positivismo, da lui visto come «un fatale e drammatico equivoco». Successivamente è la volta di Italo Svevo e Luigi Pirandello, due scrittori particolarmente emblematici delle tendenze letterarie della prima metà del XX secolo, con la crisi delle certezze su cui l’epoca precedente ancora poteva contare.

Non è solo la filosofia a mettere in discussione la conoscenza oggettiva della realtà. L’interpretazione meccanicistica della natura e gli stessi tradizionali fondamenti della fisica vengono ridiscussi proprio dai protagonisti del pensiero scientifico dell’epoca. La crisi del Positivismo, un’acuita consapevolezza degli aspetti contraddittori della vita, la scoperta dell’inconscio rendono inadeguata la convinzione, propria del Naturalismo, che la scrittura possa rappresentare compiutamente il reale. L’universo romanzesco non è più dominato da una coerenza logica e ideologica, ma appare segnato dal caos. Entra in crisi infine l’oggettività delle categorie di tempo, spazio e causalità. «Scienza e tecnologia», spiega Mezzasalma, «stavano modificando la vita dell’individuo e della collettività in maniera mai registrata prima, e accompagnata, però, dalla convinzione che la stessa “realtà” non fosse oggettivamente conoscibile»: di questa sfiducia nella conoscibilità del reale danno testimonianza, artisticamente efficacissima, sia Svevo sia Pirandello, in modi diversi eppure complementari. Nella Lettera a una professoressa scriveva don Lorenzo Milani: «Il sapere serve solo per darlo. Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo». Il libro di don Carmelo Mezzasalma è un saggio sulla letteratura, ma anche (forse soprattutto) sull’insegnamento di questa disciplina. L’insegnamento come vocazione, in senso prettamente cristiano: la trasmissione del sapere è vista come una missione, una risposta generosa a una chiamata di Dio che ci arricchisce dei suoi doni. «L’amore di Dio (...) non si può ricevere senza trasmetterlo; chi lo trasmette vive veramente in esso e anzi lo riceve sempre di più. La sapienza del Vangelo, né più né meno: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10,8)».

Roberto Carnero

Avvenire, 20 dicembre 2025