L’intelligenza artificiale entra nelle scuole italiane. O meglio: in quindici classi medie e superiori sparse tra Lombardia, Toscana, Lazio e Calabria che diventeranno il primo laboratorio ministeriale dell’applicazione didattica delle tecnologie generative. La sperimentazione era stata annunciata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dal palco del Forum di Cernobbio che però, ieri, ha presentato ufficialmente il progetto nel Lazio insieme alla direttrice dell’ufficio scolastico regionale Anna Paola Sabatini e ai presidi delle tre scuole coinvolte a livello locale, l’Istituto Tommaso Salvini e l’Istituto comprensivo Marcello Mastroianni di Roma e il Giacomo Matteotti di Cave, Comune della città metropolitana.
Chi s’immagina computer che salgono in cattedra al posto degli insegnanti, deve ricredersi: l’intelligenza artificiale a scuola – almeno in Italia – non prevede affatto una sostituzione del corpo insegnanti con macchine, seppur intelligenti. Secondo l’idea del ministero, infatti, i software di Ia fungeranno alla stregua di assistenti per i docenti. I ragazzi compileranno verifiche e compiti in classe sui tablet invece che su fogli di carta e i risultati, raccolti in uno spazio cloud, saranno analizzati direttamente dagli strumenti intelligenti. Scansionando gli esercizi, l’Ia riuscirà a trovare punti comuni negli errori commessi da ogni singolo studente e ipotizzerà a cosa sono dovute le lacune. Su cui poi l’insegnante interverrà a colpo sicuro e, avvalendosi anche delle nuove tecnologie, assegnerà esercizi mirati e sempre diversi. «La creatività e la capacità degli insegnanti di cogliere le sfumature degli allievi – ha sintetizzato il senso dell’iniziativa, Valditara – è insostituibile. Questi assistenti virtuali devono servire a personalizzare sempre più la didattica sia per chi ha chi talenti da valorizzare che per chi ha ritardi per colmare».
Per farlo, però, gli insegnanti – la metà dei quali ha più di 50 anni e 155mila lavorano con contratti precari – dovranno imparare a usare i nuovi strumenti che, nel dinamico e multiforme panorama digitale, sono una numerosissima milizia addestrata ai compiti più diversi. Per la sperimentazione il ministero ha scelto l’intelligenza artificiale Gemini, sviluppata da Google e usata in combinazione con lo spazio di lavoro Workspace, sempre creato dall’azienda di Mountain View e già in uso in molte scuole. La formazione degli insegnanti sarà quindi affidata a tecnici di Google e sta partendo proprio in queste settimane negli istituti coinvolti nell’iniziativa ministeriale.
Come un qualsiasi esperimento, per ogni classe che, a partire da novembre, porterà tra i banchi l’Ia ce ne sarà una gemella che fungerà da gruppo di controllo. I risultati degli alunni di entrambe – alla fine della sperimentazione – saranno paragonati durante le prove Invalsi o l’esame di maturità. «Noi – rivendica con orgoglio Valditara – siamo tra i primi Paesi a partire. Le nazioni che lo hanno già fatto sono soprattutto in Asia, in particolare in Corea del Sud, e stanno avendo risultati eccezionali: siamo fiduciosi».
Ilaria Beretta
Avvenire, 10 ottobre 2024
(foto USR Lazio)