Non solo una Chiesa che investe sul versante pastorale. «Abbiamo bisogno di laici e preti preparati e competenti», dice Leone XIV. Il Papa sceglie la Pontificia Università Lateranense per rilanciare l’impegno culturale della Chiesa che necessita dell’incontro fra Vangelo e ragione e del «dialogo con il mondo, con la sua storia che cambia e che spesso provoca la fede del cristiano», afferma citando monsignor Marcello Bordoni, sacerdote romano e «illustre teologo di questo ateneo». «Oggi – avverte il Papa – abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo». Fede di cui va fatta «emergere la bellezza e la credibilità» perché «appaia come una proposta pienamente umana», capace di «innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo». Da qui l’invito «alla ricerca della verità attraverso le risorse della ragione umana».
Leone XIV inaugura l’anno accademico nella «mia università», come la definisce, ossia nell’ateneo dei Pontefici a Roma, e mette in guarda da una deriva: quella secondo cui «ciò che conta nella Chiesa sia la pratica pastorale più che la preparazione teologica, biblica o giuridica». Da chi è attento alla dimensione educativa, il Papa spiega che nella comunità ecclesiale «si riscontra a volte l’idea che la ricerca e lo studio non servano ai fini della vita reale. Il rischio è quello di scivolare nella tentazione di semplificare le questioni complesse per evitare la fatica del pensiero, col pericolo che, anche nell’agire pastorale e nei suoi linguaggi, si scada nella banalità, nell’approssimazione o nella rigidità». Il Pontefice si affida a una parola che ritiene fondamentale: «scientificità». «Esorto a non abbassare la guardia sulla scientificità, portando avanti una appassionata ricerca della verità e un serrato confronto con le altre scienze, con la realtà, con i problemi e i travagli della società».
Come orizzonte propone quello del bene comune. «Il fine del processo educativo e accademico dev’essere formare persone che, nella logica della gratuità e nella passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno». Poi indica la sfida della «cultura dell’alterità e del dialogo». Sia nella Chiesa, sia nella società. Serve «uscire dall’autoreferenzialità» coltivando «la reciprocità», osserva. Nell’Aula Magna denuncia «il fascino dell’individualismo come chiave per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni ambito: si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono pregiudizi e muri nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso». Non solo. «Si scambia il servizio di responsabilità con una leadership solitaria e, alla fine, si moltiplicano le incomprensioni e i conflitti». Invece compito della comunità ecclesiale è «formare operatori di pace e di giustizia che edificano e testimoniano il Regno di Dio». Perché, tiene a ribadire il Pontefice, «la pace è certamente dono di Dio, ma richiede al contempo donne e uomini capaci di costruirla ogni giorno e di supportare a livello nazionale e internazionale i processi verso un’ecologia integrale».
«Viva il Papa», è il grido con cui Leone XIV viene salutato da docenti e studenti. A dargli il benvenuto, nella mattinata di ieri, il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, gran cancelliere dell’ateneo. Ateneo che il porporato presenta al Pontefice come «la sua casa», «luogo di ricerca e studio per sviluppare il magistero petrino». Oltre mille gli studenti e centotrenta i docenti che, sottolinea Reina, «portano avanti la missione indicata dal successore di Pietro», nonostante «il calo delle vocazioni, la crisi demografica e anche la crisi economica». Al suo fianco il rettore, l’arcivescovo il redentorista Alfonso Vincenzo Amarante. In prima fila i cardinali Marcello Semeraro e Angelo De Donatis. Il Papa ricorda i predecessori che hanno legato i loro nomi all’università: da Clemente XIV che l’aveva concepita nel 1773 a Francesco che ha voluto i cicli di studi in scienze della pace e in ecologia e ambiente. Proprio all’apertura del percorso ispirato alla Laudato si’ risale l’ultima visita di un Papa alla Lateranense nell’ottobre 2021.
Leone XIV pone l’accento sul «vincolo del tutto speciale» che l’ateneo ha con il Pontefice. Nel suo intervento parla di diritto canonico, tema caro a Prevost giurista. Sollecita «la più ampia valorizzazione della comparazione fra i sistemi giuridici degli ordinamenti civili e quello della Chiesa cattolica» e sprona «a studiare a fondo i processi amministrativi, urgente sfida per la Chiesa». Quindi la consegna. «L’Università Lateranense occupa un posto speciale nel cuore del Papa e il Papa vi incoraggia a sognare in grande, a immaginare spazi possibili per il cristianesimo del futuro».
Giacomo Gambassi
Avvenire, 15 novembre 2025