UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il Centro Astalli aiuta gli studenti a conoscere la geografia delle fedi

A Roma un progetto educativo del servizio dei gesuiti per i rifugiati. Coinvolti 60 istituti per un totale di 500 classi
18 Novembre 2025

Inaugurata lunedì scorso con le classi 1A e 1D dell’istituto comprensivo “Piero Angela” di Roma la 21ª edizione del progetto “Incontri - Percorsi di dialogo interreligioso”. Promosso dal Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, è figlio del progetto “Finestre - Storie di Rifugiati”. “Incontri” consente ogni anno a migliaia di studenti delle medie e del triennio delle superiori di conoscere il pluralismo religioso attraverso l’incontro con testimoni di diverse fedi: cristianesimo, buddismo, ebraismo, induismo, islam, sikhismo. Nato all’inizio del 2000, con l’aumento di studenti stranieri nelle classi, e all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, il percorso didattico vuole favorire l’apprendimento di un mondo religioso variegato. «Molto spesso la paura nasce dalla non conoscenza» spiega padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. Ascoltare la storia di un rifugiato, comprendere i motivi che lo hanno portato in Italia, scoprire la sua cultura, capire in cosa consiste la sua religione «è fondamentale per promuovere una maggiore integrazione all’interno delle classi. Prepara un mondo diverso, fatto di persone più consapevoli e più rispettose delle diversità» afferma Ripamonti. Per l’anno scolastico 2025-2026, a Roma hanno aderito al momento sessanta istituti per un totale di 500 classi. Per padre Ripamonti, «in un mondo occidentale sempre più secolarizzato, è importante ribadire il valore della conoscenza e dell’importanza delle religioni, per non far perdere, né a chi arriva, né a chi è già qui, l’attenzione verso il vissuto spirituale».

In classi sempre più eterogenee è un segno di accoglienza anche conoscere i giorni di festa per i musulmani o per gli ebrei o per gli induisti. «Queste piccole conoscenze – riflette il sacerdote – aiutano ad avere meno timore verso le persone che siedono accanto a noi». Chi per vari motivi è costretto a lasciare il proprio paese, non porta con sé nulla, salvo «una speranza profonda, radicata nella religione che professa». Nel 2024, il progetto “Incontri” si è svolto in 81 istituti scolastici di dieci città italiane coinvolgendo 11.601 studenti. Oltre all’incontro con il testimone, i ragazzi approfondiscono le identità religiose attraverso visite a luoghi di culto, proiezioni cinematografiche, degustazione di cibi, conoscenza di musica, simboli e oggetti sacri. «Una delle attività fondamentali è la visita ai luoghi di culto, soprattutto a quelli presenti nel territorio in cui si trova l’istituto scolastico – dice padre Camillo –. È importante che i ragazzi conoscano anche la “geografia religiosa” della propria città». È proprio dopo la visita in un tempio sikh che è nata la poesia “Mi sembra felice” di Arianna Laurenzi dell’Istituto “Leone XIII” di Milano, menzione speciale della giuria al concorso di poesie “Versi Diversi – La poetica della plu-ralità”, promosso dal Centro Astalli insieme ai concorsi letterari “Scriviamo a colori”, riservato alle scuole medie, e “La scrittura non va in esilio” per le scuole superiori. Nella poesia, la diversità è vista come valore e scoperta di sé attraverso l’altro. «Il tema dell’appartenenza religiosa è poco trattato tra i ragazzi – conclude padre Camillo –. Con il progetto, parlare della propria religione non è più un tabù. Aiuta i ragazzi a sentirla come parte della propria identità, a riappropriarsi delle proprie radici senza la paura di essere giudicati e senza gli stereotipi che spesso accompagnano ciò che non si conosce».

Roberta Pumpo

Avvenire, 12 novembre 2025