«Ci sentiamo un po’ catapultati nel mondo», confessa Sofia Nicolini, diciotto anni. E, anche se si sente pronta per la maturità, ammette: «non abbiamo le idee molto chiare sull'università». Certo, sarà «una nuova vita», ma le mancheranno «le amicizie» e la «leggerezza» degli anni di liceo. Qualcuno invece si prepara a partire. È il caso di Ludovica Villa, diciannove anni. «Andrò all'estero, Vienna o Manchester. Vorrei studiare Politica e analisi dei dati». Paure? «Tante: non fare la cosa giusta, lasciare casa, abbandonare le persone che amo». Ma è più forte il sogno, anche per «aiutare il prossimo» con il suo lavoro. Sofia, Ludovica e i loro compagni di banco hanno preso parte alla celebrazione eucaristica dedicata agli studenti e maturandi tenutasi ieri nella chiesa parrocchiale Sant'Antonio in Cittadella e dedicata agli studenti e ai maturandi della provincia di Modena. Presenti anche gli insegnanti e i dirigenti scolastici: più in seconda fila, lasciando il protagonismo ai ragazzi. Che animano anche il coro, con chitarre e altri strumenti.
«In un certo senso potremmo dire che la nostra vita è fatta di saluti e ripartenze», ha commentato in omelia l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, Erio Castellucci. «Voi state per salute gli amici, le amiche, i professori», ha proseguito il presule rivolgendosi agli studenti per dare valore un «passaggio di vita» da vivere come «una nuova strada», anziché con «eccessiva nostalgia» o, al contrario, «sollievo».
«È bene che ciascuno di noi ogni tanto se ne vada, che intraprenda una nuova strada, con gratitudine», ha osservato Castellucci attingendo dalle parole del Vangelo («È bene per voi che io me ne vada», Giovanni 16,7) con le quali Gesù anticipa la venuta del Paraclito. Le parole di Gesù, pur provocando «tristezza» nel cuore dei discepoli, non fanno riferimento a una «relazione non andata bene», ma significano: «Adesso tocca a voi». Castellucci ha così fatto riferimento al futuro come «una nuova tappa piena di speranza», da affrontare «grati di ciò che abbiamo vissuto per poterlo donare agli altri».
Nel mosaico di volti e storie presenti incontriamo anche Mathias Negrisolo, 15 anni, seconda superiore, Elettronica ed Elettrotecnica. «È il mio sogno. Sono molto soddisfatto», racconta Mathias ad Avvenire.
L’altro sogno: «Fare il campanaro. È una passione che coltivo da piccolo». Parliamo anche con Giovanni Boschini, incaricato diocesano per la pastorale scolastica. «Stiamo cercando di rinnovarci in vista dell’unificazione (tra l’arcidiocesi di Modena-Nonantola e la diocesi di Carpi, ndr). Stiamo integrando il nostro lavoro a quello del Servizio di pastorale con adolescenti e giovani, in un’ottica di revisione delle strutture». La sfida: «Parlare il linguaggio del Vangelo a giovani desiderosi di una vita di fede, ma allergici a ogni forma istituzionalizzata».
Avvenire, 13 maggio 2026