UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

De Merode, sette liceali romani a Scampia

Quattro giorni per “capovolgere lo sguardo”. Le testimonianze dei giovanissimi: sono cadute tante barriere
11 marzo 2019

Quattro giorni rivoluzionari, per capovolgere sguardo, orizzonti, prospettive. Sette i ragazzi coinvolti dal primo al quarto liceo dell’Istituto De Merode di Roma, dei Fratelli delle Scuole cristiane. Alternativa alla settimana bianca, "proposta decisa, senza sconti” spiega Andrea Sicignano, docente dell’Istituto e coordinatore della proposta.

Ad illustrare l'iniziativa è Andrea Testa, docente dell'Istituto che da anni segue e partecipa al progetto: "la partenza domenica 24 febbraio da Roma. L’arrivo a Scampia, CasArcobaleno, presso la comunità educativa lasalliana, e nel pomeriggio tappa al campo rom per l’incontro con bambini e ragazzi. Il lunedì mattina alla scuola di seconda opportunità Io valgo diretta da Fratel Enrico Muller", lezioni preparate dai ragazzi di Scampia sui vulcani e approfondimenti dei ragazzi del De Merode sull’amore.

"Nel pomeriggio la visita al giardino dei mille colori di suor Edoarda, delle Suore della Provvidenza, e ai suoi bambini delle elementari". Da 25 anni la religiosa opera nella scuola, presidio di accoglienza ed integrazione a ridosso del campo rom. "Martedì mattina per un gruppo gita a Napoli al castello di sant'Elmo e a Spaccanapoli con i ragazzi di Io valgo. Gli altri con Fratel Raffaele a fare scuola e alfabetizzazione ai giovani rom. Nel pomeriggio di nuovo da suor Edoarda. Mercoledì mattina lezioni e nel pomeriggio scuola e alfabetizzazione al campo rom. In serata il rientro a Roma".

“A CasaArcobaleno ho trovato un luogo accogliente in cui ritornare, persone con cui intrecciare rapporti significativi. Qui ho avuto la possibilità di confrontarmi con realtà molto diverse dalla mia e in questo, trovo, ogni volta che torno, un arricchimento” confida Gemma, 17 anni. “E’ un moltiplicatore di amore. A vecchie conoscenze si aggiungono nuovi piccoli volti attenti e pieni di preoccupazione. Non esiste luogo in cui mi senta più grata del dono della vita e per tutto ciò che l'essere nata nella mia famiglia ha comportato. Non esiste casa in cui venga espressa così tanta gratitudine per i piccoli gesti. Scampia è Barabba, un bambino rom talmente bravo a finire i compiti assegnatigli dalla maestra, e talmente preciso e composto nell'aspettare gli altri, che più di tutti mi interroga sul perché sia nato lì. Scampia sono i bambini che ti vengono incontro quando dovresti essere tu ad avvicinarti a loro. CasArcobaleno è Lino, il suo timido sorriso e la puntualità nel cercare a salutare tutte le volte che ritorniamo lì. E’ Salvatore con la sua infinita dolcezza ed immensa gratitudine. Casa è Shadè che vuole chiamarmi una volta a settimana dopo aver giocato insieme solo un paio d'ore. È Andrea che non accetta il fatto che torniamo a Roma".

“Un’esperienza davvero importante” spiega Andrea, 18 anni. “Il rapporto con i ragazzi di Io Valgo non è stato particolarmente facile. C’erano varie barriere da abbattere. La lingua, la differenza di comportamento e di condizione. Trasmettere dei messaggi non è stato facile. Non si fidavano e non ascoltavano. Lo sforzo quindi di trovare qualcosa che unisse. Scampia mi ha aiutato a riconoscere il vero significato dell’istruzione e di quanto essa sia potente, a rapportarmi con altre persone che avevano una visione del mondo totalmente diversa dalla mia, aiutandomi a notare qualcosa che non vedevo”.

“Casa Arcobaleno” confida Elisa, 17 anni “come il nome, è una casa piena di colori, che porta felicità e affetto ad ognuno che entra. Aiuta a comprendere che ognuno di noi è una stupenda meraviglia e che insieme possiamo splendere”.

Per Linda, 14 anni partire è significato “capire il valore delle piccole cose, i diversi punti di vista della vita, svelare pregiudizi, fondati su menzogne che tanto fanno male alle persone”. “Giorni per maturare. scoprire una parte sconosciuta di me”. Concorda Gabriele, anche lui in primo liceo “un luogo di gratitudine per i tanti piccoli che mi hanno fatto sentire parte della loro vita capovolgendo il mio sguardo. Tornerò”.