UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Chi ha seguito un esame di maturità lo sa bene: con questa generazione non c’è molto da ridere

Gli strafalcioni sono solo una parte del racconto. I giovani sono seri, preparati, responsabili
17 Luglio 2025

In questi giorni, telegiornali, quotidiani e social network si sono sbizzarriti nel raccogliere gli strafalcioni più clamorosi degli studenti durante l’esame di maturità, ormai quasi ovunque concluso.

Confondere la storia con la geografia, attribuire poesie a cantautori, scambiare i personaggi delle opere letterarie fa sorridere, certo. Viene, però, da chiedersi se non stiamo guardando solo una parte - e forse la meno interessante - di ciò che la “maturità” racconta ogni anno.

Accanto all’errore divertente che fa cliccare e condividere, esiste un altro volto degli esami, fatto di impegno, di capacità argomentativa, di sensibilità e profondità che troppo spesso restano invisibili ai più, ed è un peccato, perché è proprio lì che si misura la maturità, quella vera. Chi ha assistito a una prova orale lo sa: molti studenti sorprendono per la padronanza con cui sanno esporre, collegare, riflettere. Non si tratta solo di ricordare nozioni, ma di dare senso alle cose, di motivare le proprie opinioni, di saper guardare il mondo con uno sguardo personale alla luce di tanti anni di scuola. C’è chi parla di un autore e riesce a connetterlo a un’esperienza vissuta, chi commenta una poesia con autenticità, chi analizza un fatto storico cogliendone le implicazioni contemporanee; e tutto questo non finisce di solito sui giornali! La verità è che molti ragazzi e ragazze oggi hanno imparato a pensare criticamente, nonostante anni scolastici segnati da pandemia, didattica a distanza, ansie e incertezze. Durante gli orali capita di ascoltare, per esempio, riflessioni lucide su temi complessi come l’intelligenza artificiale, il cambiamento climatico, la guerra, la libertà di espressione.

Non solo ripetizione ma interpretazione, non solo studio ma consapevolezza. A colpire è anche il coraggio di raccontarsi, di parlare di sé, delle proprie paure, delle scelte fatte e di quelle ancora da fare. La scuola, in questi momenti, smette di essere un luogo di verifica e diventa uno spazio di confronto, di crescita.

Sono parole che non rientrano nei programmi, ma che dicono tanto della qualità umana e intellettuale degli studenti a partire da ciò che i programmi hanno veicolato. Ridere di uno strafalcione è umano, ma fermarsi lì è superficiale! Se i media vogliono davvero raccontare la scuola, devono farlo anche nelle sue parti più autentiche e meno sensazionali. Dovrebbero parlare della ragazza che ha costruito un percorso su Primo Levi e la dignità umana, del ragazzo che ha discusso la Costituzione con passione civile, di chi ha presentato un progetto scientifico nato da un'idea originale. Tutte storie che non fanno ridere, ma fanno sperare con il sorriso. La maturità non è solo un esame, è un rito di passaggio che molti studenti affrontano con una maturità vera, fatta di impegno silenzioso, di attenzione, di parole ben pensate.

C’è una generazione che si sta preparando, in silenzio e con serietà, a prendersi cura del mondo e noi, adulti, abbiamo il dovere di accorgercene a partire o al di là dell’applauso, dei fiori e dello spumante alla fine degli esami.

Marco Pappalardo

Avvenire, 16 luglio 2025