UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Castellucci ai prof, il coraggio di entrare in dialogo

L’arcivescovo di Modena è intervenuto all’incontro di aggiornamento dei docenti di religione cattolica della diocesi
8 Maggio 2023

L’arcivescovo Castellucci ha incontrato gli insegnanti di religione cattolica: è il primo incontro di aggiornamento svolto in presenza dal 2019. L’appuntamento si è tenuto lo scorso 21 aprile, presso le aule dell’Istituto di scienze religiose dell’Emilia, l’ente che ha organizzato il corso in collaborazione con l’Ufficio scuola diocesano e il suo omonimo di Carpi. L’incontro è stato seguito anche da remoto.

Dopo i saluti iniziali, a cura del direttore dell’Ufficio scuola Augusto Arienti, l’arcivescovo Castellucci ha introdotto il suo intervento trattando il tema dell’ascolto, senza il quale «è impossibile il dialogo: senza ascolto si può fare un monologo da soli, o anche davanti agli altri, ma è attraverso l’ascolto che si dialoga: e il vantaggio è notevole». «Perché il monologo - prosegue Castellucci - esprime solo ciò che penso io su di te e ciò che penso io su di voi, ma rimane un pensiero chiuso su sé stesso».

«Il dialogo invece allarga le prospettive - commenta l’arcivescovo -: si può anche ascoltare ciò che pensiamo gli uni degli altri». Un allargamento di prospettive voluto dalla Chiesa già nel 1964, con l’enciclica Gaudium et spes di san Paolo VI, «che ha stabilito la dottrina del concilio che regola il rapporto tra la Chiesa e il mondo». «Proprio nel titolo di dell’enciclica si legge “Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo - commenta l’arcivescovo -. Poco dopo, nel primo paragrafo, che vorrei riportarvi, si legge “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”».

Per l’arcivescovo: «Con queste parole, prese dal poeta latino Terenzio, san Paolo VI, e il Concilio Vaticano II, danno il via a un dialogo più intenso con il mondo. Si riconosce così che non solo la Chiesa dà al mondo ma riceve anche da quest’ultimo». Secondo Castellucci, l’apertura di san Paolo VI fa del dialogo «Un primo ed essenziale momento senza il quale la mia testimonianza rischia di cadere nel vuoto, rispondendo a domande che non esistono più o che non sono mai esistite». «Rischio avvertito anche oggi, come scritto da Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Missio» commenta l’arcivescovo.

Altri ponti di dialogo sono stati gettati da Benedetto XVI, «che ha sviluppato un dialogo con i non credenti con l’intuizione del cortile dei gentili». «Per Benedetto XVI - aggiunge Castellucci - è necessario trovare una base razionale che allarghi il concetto della ragione, introducendovi anche domande di senso». «Si tratta di un cantiere - sottolinea l’arcivescovo - che prosegue con papa Francesco che, almeno da tre anni, insiste molto sull’ascolto». Per l’arcivescovo Castellucci: «Occorre distinguere l’ascolto funzionale, che è quello di chi pensa sempre a ribattere, dall’ascolto profondo, di chi si fa toccare dall’esperienza dell’altro».

«Di fronte a tutte queste aperture, occorre chiedersi: chi è che ha paura del dialogo?». Per Castellucci, tale dialogo va costruito da tutti in quanto «testimoni sereni che argomentano, invitano, esortano, ma soprattutto che accolgono il cammino umano delle persone».

Sandra Santini e Matilde Rossi Ercolani

Il Nostro Tempo, 30 aprile 2023