Le riflessioni dedicate all’università danno spesso per scontato quale sia il suo ruolo nell’ambito della promozione umana e del progresso scientifico e civile. Il dibattito verte quasi sempre su aspetti socio-politici, ma difficilmente arriva alle fondamenta del valore di questa istituzione. Si è da poco svolto a Chiavari, promosso dall’associazione Universitas University, un convegno sulle radici e il ruolo dell’Università oggi, con un titolo attuale e stimolante: “Artificiale o intelligente? Per una comunità universitaria pensante’’.
Si potrebbe subito dire che sono temi che ben si adattano alla vita universitaria e sono propri di una comunità pensante come è, appunto, quella universitaria. Ma è ancora così? La comunità universitaria è “ancora” pensante oppure la burocratizzazione di questi decenni, l’uso di procedimenti standardizzati di valutazione, l’accentuazione del valore “funzionale” dei processi formativi hanno non solo condizionato comportamenti contrari – o quantomeno estranei – al costume universitario, ma addirittura mutato il suo volto e il suo compito nella cultura e nella società? L’università, in altri termini, è una comunità portatrice di pensiero? L’uso delle Ict e, ultimamente, l’avvento dell’Ia rendono ancora più pressanti queste questioni, non solo perché hanno introdotto nuove forme di comunicazione, selezione ed elaborazione delle informazioni e delle conoscenze, ma anche perché determinano e definiscono – in termini finora sconosciuti – l’ambiente in cui si opera e si vive, aprendo ad interrogativi sul pensare umano e su cosa si intenda per intelligenza umana.
Ci si potrebbe anche chiedere se l’università abbia ancora un ruolo autonomo e se possieda ancora una forza interna per non ridursi a variabile dipendente di agenti esterni, siano essi di ordine economico, politico o, più generalmente, sociale. Un secondo punto da considerare, apparentemente più delimitato, è la condizione universitaria. Il gusto della ricerca nello studio, l’autonomia di giudizio, la capacità di organizzazione autonoma delle proprie risorse e capacità, l’avventura del dibattito intellettuale stentano a prendere il posto delle procedure standardizzate, della semplice “ripetizione” di testi o di lezioni, della fretta nel finire i programmi per dedicarsi, finalmente, ad altre e più piacevoli occupazioni. Per parlare di «comunità universitaria pensante» – che comprende necessariamente gli studenti e che ha, come altro principale fulcro, i docenti – occorre riflettere ponderatamente (senza accontentarsi di casuali e superficiali discussioni) sulla nuova condizione del professore universitario, che è insieme accademica, scientifica e umana.
Due spunti di discussione, che riguardano la condizione universitaria e la fisionomia dell’università. Il primo è nel solco della recente prospettiva di ricerca sullo “human flourishing”, sostenuta ad esempio in Germania da Thomas Fuchs. Si tratterebbe di capire come una “fioritura dell’umano” possa essere tema che riguardi l’ambito universitario e quale apporto l’università possa dare a questa urgente “impresa”, che attraversa molti piani della vita intellettuale, affettiva e morale. Il secondo spunto, che concerne lo sviluppo della forma dell’università e le possibili interazioni tra tradizione e innovazione, va sotto il termine di open university, di cui esistono già esempi collaudati in diverse parti del mondo e in determinati settori disciplinari. A differenza delle università telematiche, una open university è un’università fisicamente operante, “in presenza”, che sa utilizzare, con un forte ancoraggio alla comunità universitaria “fisica”, i mezzi telematici per le varie opportunità che esse offrono nel campo della ricerca e, a condizioni ben precise, anche della didattica. In questo senso, la coppia intelligente/ artificiale sarebbe vista non nella chiave di una opposizione, bensì in quella di una collaborazione proficua, facente capo all’intelligenza umana di una comunità universitaria operosa e consapevole dei propri scopi, dei propri mezzi e delle proprie possibilità.
Daniele Bassi e Onorato Grassi, Associazione Universitas University aps
Avvenire, 2 aprile 2025