UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lettera agli studenti di mons. Cesare Nosiglia

Il vescovo della diocesi di Torino in occasione dell'inizio dell'anno scolastico 2017-2018
14 settembre 2017

Cari docenti, alunni, famiglie e comunità, rivolgo il mio sincero augurio a tutti voi all’inizio del nuovo anno scolastico, che riporta l’attenzione a una realtà culturale ed educativa fondamentale per chi la frequenta, per chi vi lavora, per le famiglie e per l’intera comunità civile: nella scuola, infatti, si risentono e spesso si anticipano i grandi cambiamenti dell’intera società, le tensioni e le attese che sono proprie del Paese. In questo momento storico, segnato da dolorosi fatti di violenza omicida e da un clima di timore che serpeggia nella nostra società occidentale, essa può rappresentare quel volano di speranza e di pace di cui tutti sentiamo la necessità. L’educazione delle nuove generazioni e la loro promozione culturale e civile, infatti, è la via più importante per far fronte a questa situazione, che preoccupa e che esige un supplemento di responsabilità a partire proprio dalle nuove generazioni. Su di loro occorre scommettere, per ostacolare una deriva fondamentalista che intende imporre il proprio credo religioso, politico e culturale a scapito delle conquiste dei diritti e doveri fondamentali di democrazia e di pluralismo fondati sul rispetto di ogni persona, delle sue idee e scelte di vita, della sua religione e del bene comune del proprio Paese. La scuola diventa così la frontiera più avanzata in cui si può edificare quel mondo nuovo basato sull’accoglienza, la mutua conoscenza, il rispetto e la collaborazione tra ragazzi e giovani provenienti da diversi Paesi, culture, tradizioni e religioni. Per questo va sostenuta in ogni modo e messa in grado di raggiungere quest’obiettivo, con l’apporto di tutte le componenti sociali, dalla famiglia alla comunità civile e religiosa del territorio. Il mondo si fa sempre più piccolo e la mobilità della gente, delle culture e delle religioni invade ogni Paese e causa tensioni, discussioni, rifiuti e cambiamenti anche profondi. La scuola deve affrontare il grande tema dell’intercultura come un’opportunità alternativa e costruttiva di personalità libere e responsabili. Tale formazione non è un “di più”, ma una necessità inderogabile, per una nuova identità collettiva e personale che la scuola promuove attraverso tre vie complementari. 1. L’ampliamento del sapere: conoscere è principio di libertà, scaccia timori e paure inconsci del diverso, permette di dialogare su un terreno comune con gli altri, rende capaci di riconoscerne valori e tradizioni usufruendo, in una prospettiva solidale, delle risorse di cui sono portatori; 2. L’acquisizione, da parte degli alunni, della capacità di dialogo e di collaborazione, che ha come obiettivo il bene comune di tutti: solo l’incontro tra le diverse componenti sociali e culturali riesce a creare un autentico pluralismo e dunque una convivenza pacifica, che non si basa esclusivamente sulla tolleranza o sull’accettazione indifferenziata di ciascuna cultura, ma tende a valorizzarle tutte, dentro il tessuto vitale e comunitario di un popolo, il quale ha una sua identità collettiva da conoscere, accogliere e rispettare. 3. La formazione dell’identità personale e sociale: il confronto con gli altri è una sfida a conoscere ed apprezzare meglio anche i propri valori e le proprie radici culturali, religiose e sociali. Solo una chiara identità forte può dialogare con tutti, senza paura di essere fagocitata. Nello stesso tempo, ciò sollecita la testimonianza delle proprie convinzioni e la condivisione di quelle degli altri e permette un equilibrato discernimento. La società nuova non si costruisce rinunciando alla propria identità, oppure mettendo tutte le culture sullo stesso piano. Si tratta invece di maturare il senso dell’accoglienza e dell’incontro reciproco. Altrimenti, guadagnano spazio culture ad alto rischio, come quelle del fondamentalismo e del populismo, che nei fatti negano ogni dialogo e pluralismo. Le differenze restano tali non come contrapposizioni, ma come invito all’incontro su valori condivisi e costituzionalmente riconosciuti, quale base portante della società. Puntiamo dunque tutti insieme a sostenere la scuola, valorizzandone le potenzialità umanistiche e culturali aperte alla ricerca spirituale e all’impegno etico. E soprattutto operiamo per rendere la scuola una comunità educante che promuove un’alleanza tra le sue varie componenti, ma anche con le realtà sociali del territorio in cui è inserita. Perché la scuola ha bisogno di essere creativa e aperta al mondo, pur mantenendo quegli indispensabili criteri e metodi di lavoro fondati sulla serietà delle relazioni e il rigore della ricerca. In ogni caso, non si può andare a rimorchio e farsi trascinare e neppure si tratta di scegliere tra innovazione e tradizione. Solo anticipando i tempi, la scuola potrà mantenere la propria funzione di stimolo positivo e creativo del domani che si sta delineando e di cui è chiamata a farsi promotrice. Cari amici, una sfida che la scuola deve affrontare oggi è di far comprendere ai giovani che il mondo non inizia da loro, ma viene loro affidato un patrimonio che va interiorizzato, riconosciuto e rinnovato, se si vuole impostare non solo il presente ma anche il futuro. Tutto ciò sarà realizzabile solo se essi saranno resi consapevoli di doversi assumere la propria responsabilità: soggetti dunque di autoeducazione e non solo fruitori di principî e valori trasmessi da altri. Dice un poeta moderno, Hölderlin: «Dio ha fatto il mondo come il mare ha fatto la riva: ritirandosi». Così è di ogni docente ed educatore: deve indicare la via e poi ritirarsi, per lasciare il passo ad una responsabilizzazione della persona, chiamata ad imboccare la strada della sua vita. Per promuovere una riflessione e un impegno comune attorno ai temi dell’educazione delle nuove generazioni, celebreremo la Settimana della scuola e dell’università da domenica 15 a venerdì 20 ottobre, con iniziative e incontri che interesseranno alunni, docenti e genitori della comunità scolastica e universitaria. Il tema di quest’anno è: «Sapere – Fare – Bene». Il rapporto tra la conoscenza e la cultura e il “fare”, che esige delle appropriate competenze, si coniuga con il “fare bene” e dunque con quelle qualità professionali, ma anche umane, spirituali ed etiche che forgiano la coscienza e ne orientano l’agire per il bene comune di tutti. Mi auguro che anche quest’anno le giornate intense della settimana siano partecipate da tutte le componenti della scuola, dall’infanzia all’università, da quella statale, comunale e paritaria, alle scuole di formazione professionale. A tutta la comunità educante giunga il mio saluto per un anno scolastico positivo e ricco di esperienze belle e vere vissute insieme.

+ Cesare Nosiglia

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