UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Autonomia e parità hanno a che fare con la qualità dell’istruzione

Al Meeting di Rimini una giornata dedicata alla scuola e all’educazione
24 agosto 2017

“Autonomia e parità scolastiche hanno a che fare con la qualità dell’istruzione e con l’educazione”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, aprendo l’incontro “Autonomia e parità nella scuola” svoltosi al Meeting di Rimini.

“Troppe volte il teme dell’educazione viene trattata come se non c’entrasse con la forma organizzativa della scuola”, ha sottolineato, evidenziando come “a livello internazionale, il problema della qualità della scuola nei Paese sviluppati non è la spesa”. “Più soldi per la scuola può voler dire più spreco per la scuola”, ha rilevato Vittadini. “Determinanti per una buona scuola – ha aggiunto – sono invece l’autonomia negli stipendi, nei programmi e in termini di budget”.

Claudia Giudici, presidente di Reggio Children, ha condiviso con Vittadini la constatazione che “frequentemente gli aspetti organizzativi, gestionali, di governance sono separati dagli aspetti pedagogici. È invece fondamentale tenerli strettamente in relazione”. Giudici ha raccontato l’esperienza dei “nidi e delle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia, che sono scuole paritarie pubbliche” nelle quali “fin dal dopo guerra, la società civile si è impegnata ispirata dall’idea di educazione come bene comune”. Presentando l’ultimo numero di “Atlantide”, dedicato al tema “A scuola c’è vita”, il giornalista Giorgio Paolucci ha raccontato due esperienze di “libertà e parità dei sistemi di istruzione” in Bosnia ed Erzegovina e a Palermo.

Sabino Pavone, presidente della scuola Waldorf Novalis di Conegliano Veneto e vice presidente della Federazione delle scuole Steiner Waldorf in Italia, ha invece affermato che “le nostre scuole non possono godere della libertà concepita dalla legge 62/2000”, quella sulla parità scolastica. “Nelle nostre scuole – ha insistito – non c’è parità” e rivolgendosi all’ex ministro Berlinguer, presente in sala, ha aggiunto che “a 17 anni dal lavoro che ha fatto nel 2000 non c’è parità e quindi non c’è dignità”. “Voglio smontare l’immagine di una scuola che sta diventando elitaria – ha concluso -: se lo diventerà non sarà certo colpa né della scuola Waldorf né di altre scuole che corrono lo stesso rischio. È perché in Italia si diventa di élite ogniqualvolta si fa una scelta che viene pensata con la propria testa, sentita con il proprio cuore”.

Berlinguer (ex ministro), “far crescere coscienza nazionale della legittimità di avere indirizzi diversi da quelli dello Stato”

“Non abbiamo ancora soddisfatto l’esigenza di far crescere una coscienza nazionale della legittimità di avere indirizzi scolastici diversi da quelli sotto la gestione dello Stato”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Luigi Berlinguer, ex ministro dell’Istruzione e convinto promotore e sostenitore della legge sulla parità scolastica, chiudendo l’incontro “Autonomia e parità nella scuola” svoltosi al Meeting di Rimini.

Nel suo accorato intervento, Berlinguer ha prima polemizzato con il sottosegretario del Miur, Gabriele Toccafondi, sul fatto che i bandi per il Programma operativo nazionale (Pon) abbiano come “destinatarie solo le scuole statali”. “Chi ha fermato l’accordo con l’Europa ha voluto violare la legge 62”, quella sulla parità scolastica. “Non possiamo arrenderci di fronte a questi giochetti – ha proseguito – che sono fatti alle spalle della consapevolezza della gente”. L’ex ministro ha poi rivendicato quanto fatto per arrivare all’approvazione della legge sulla parità scolastica: “La motivazione dell’approvazione – ha ricordato – era costituzionale”. “Mi sono sentito in dovere di proporre un disegno di legge impopolare nella maggioranza elettorale a cui appartenevo”, ma, ha spiegato, “la Costituzione mi richiedeva questo. L’articolo 33 prevede il diritto degli studenti delle scuole non statali ad una parità di trattamento”.

“Siamo riusciti a rendere consapevole la popolazione italiana che una concezione scolastica ed educativa non è soltanto rispettata nell’ombrello della protezione statale” ma possa contare anche “sull’esistenza di scuole di indirizzo, come ci sono in tutto il mondo evoluto?”, ha domandato Berlinguer. “Perché – ha osservato – la maggioranza degli italiani non la pensa così”. Per cui “siamo moralmente e culturalmente impegnati per cercare le motivazioni di dignità della scelta e quindi degli elementi di differenzialità”. Per l’ex ministro, anche “l’autonomia scolastica non è maturata a sufficienza nella coscienza della maggioranza degli addetti alla scuola e dei genitori”. “Ci sono molte esperienze di autonomia, ma nell’ordine di centinaia quando le scuole in Italia sono 9-10mila”. “Queste esperienze hanno iniziato a fare strada, siamo più avanti di 5 o 10 anni fa, ma è ancora insufficiente”, ha rilevato. “Quella dell’autonomia deve diventare una battaglia culturale. Le scuole hanno bisogno di inserire degli elementi di elasticità nel curriculum”, ha concluso.

Toccafondi (sottosegretario Miur), “c’è un inizio di parità ma non c’è un’effettiva libertà di scelta educativa”

“In Italia c’è un inizio di parità scolastica ma non c’è un’effettiva libertà di scelta educativa dei genitori rispetto ai figli. Ci sono ancora ostacoli, e non sono pochi, per le famiglie che non hanno la possibilità di poter scegliere liberamente quale deve essere la strada educativa dei propri figli”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Gabriele Toccafondi, sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), intervenendo all’incontro “Autonomia e parità nella scuola” svoltosi al Meeting di Rimini. All’inizio del suo intervento, Toccafondi ha invitato a ricordare che “la scuola è fatta per i ragazzi, che hanno domande vere e reali”. “Quello che sembra più mancare – ha aggiunto – sono adulti che siano in grado di rispondere alle domande dei ragazzi, che non sono assolutamente banali”.

Per il sottosegretario, “occorre adottare l’esperienza come metodo” e “andare nel concreto”: “se non facciamo tutti questo esercizio e questo percorso – ha spiegato – le cose non si cambiano e non ci sarà autonomia e parità”. Toccafondi ha poi evidenziato come “nel Paese e soprattutto in Parlamento, abbiamo un tasso culturale molto basso, anche su questi temi, e un tasso ideologico molto alto. Questa è una miscela esplosiva di populismo e di ideologia”. Per cui bisogna “raccontare, spiegare, far vedere: che parli l’autonomia e la parità, perché solo così si combattono le ideologie”.

Toccafondi ha poi rivendicato i provvedimenti approvati in questi anni. “Abbiamo invertito la rotta, soprattutto sulla scuola: dopo 25 anni abbiamo messo risorse”, ha spiegato, e “abbiamo lavorato per la loro stabilizzazione: 500 milioni di fondo per le paritarie a cui si sommano 50 milioni per le materne paritarie e 23,4 milioni di euro per i disabili. Sono quasi 573,5 milioni per il 2017 – erano 273 milioni nel bilancio previsionale del 2015 – a cui si aggiungono le detrazioni fiscali annuali, dalla primaria fino alle superiori”. “Fiscalmente – ha precisato – si risparmieranno 170 euro all’anno a bambino. Può sembrare poca cosa rispetto al totale della retta ma è culturalmente rivoluzionario”. Il sottosegretario ha anche parlato del “School bonus” (le donazioni di privati alle scuole) che nei primi sei mesi del 2017 ammonta a “456mila euro per le scuole non statali e a quasi 800mila euro per le scuole statali”.

Secondo Toccafondi “per arrivare alla libertà di scelta educativa ci vuole una mossa di popolo e occorre che chi gestisce e frequenta queste scuole, chi ci manda i propri figli e chi ci insegna, possa dire pubblicamente quello che è la parità scolastica”. “Lo possa fare ai partiti, ai movimenti, alla politica – ha concluso – perché possa essere un elemento vero di dialogo e non di scontro”.

Sir, 23 agosto 2017